Caffè culturale "LetterAr-Thè"

Il Blog di Storia dell'arte, Letteratura&Libri, Storia, Cinema, Fotografia e Arte culinaria. Uno spazio di condivisione aperto a tutti che ha lo scopo di far conoscere in modo semplice il mondo culturale.

La crescita della presenza delle donne nel campo delle lettere durante gli ultimi decenni dell’ Ottocento e nel Novecento fu senza dubbio l’effetto di quell’ampio mutamento dei quadri sociali che nel fenomeno dell’«emancipazionismo» che abbracciò molti settori della vita europea e italiana, ebbe la sua manifestazione più rilevante.

Le donne vissero questo fenomeno che le riguardava a livelli di coscienza diversi e questo accadde anche nel campo della produzione letteraria. Davano significati diversi al nuovo ruolo che andavano assumendo.

L’esperienza letteraria di Sibilla Aleramo, pseudonimo di Rina Faccio, nei primi del Novecento incarna forse in maniera rilevante il punto più alto di coscienza – ossia il momento in cui l’«emancipazione», da fenomeno politico e sociale, diventa mentale e sessuale e si incarna con una idea diversa dell’essere donna.

Il suo romanzo Una donna (1907) esplicita in maniera evidente questa idea e per lungo tempo è stato considerato un testo fondamentale dell’ideologia femminista.

Questo testo racconta la storia di una donna alla ricerca, fortemente desiderata, di una propria identità. E’ la narrazione di una vera e propria riscoperta e affermazione del sè che si realizza  dopo l’abbandono di una situazione di vita soffocante e difficile in una sonnolenta città di provincia; nell’ambito di una situazione familiare piuttosto dispotica; davanti al disfacimento della figura materna e dopo la violazione di un matrimonio riparatore e che si conclude con una fuga da ogni cosa anche dal proprio figlio, nonostante l’immenso dolore, per dedicarsi ad una missione sociale ed intellettuale.

Una Donna non è solo un romanzo, è anche una autobiografia che racconta l’incessante volontà della tormentata scrittrice di rompere con i tabù borghesi tentando la conquista di una coscienza libera e di una vita per sè.

Nata ad Alessandria nel 1876, si sposò nel 1893 ed ebbe un figlio. Sembrava avviata ad una normale vita borghese ma i suoi interessi letterarie e femminili la spinsero ad allontanarsi dalla sua famiglia e a non vedere suo figlio per anni. Si stabilì a Roma e cominciò ad allacciare i primi contatti con i movimenti culturali e letterari del tempo in particolare con “La Voce”. Ebbe molte relazioni amorose con noti personaggi del tempo (Cardarelli, Papini, Slataper e Dino Campana) nelle quali sembrava ricercare la perfetta fusione che non riuscirà mai a realizzare, tra ciò che è natura e ciò che è cultura, tra il femminile e il maschile.

La scrittura diventa il posto della rinascita e della possibilità di vivere il proprio pensiero.

Sibilla Aleramo esprime in questo modo il suo rifiuto verso la situazione di conformismo dominante, anche di quello letterario.

Maura Ricci

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