Caffè culturale "LetterAr-Thè"

Il Blog di Storia dell'arte, Letteratura&Libri, Storia, Cinema, Fotografia e Arte culinaria. Uno spazio di condivisione aperto a tutti che ha lo scopo di far conoscere in modo semplice il mondo culturale.

Nella storia dell’arte le donne hanno sempre riscontrato impedimenti di ogni sorta alla loro carriera dovuti perlopiù al pregiudizio della società fortemente maschilista, agli scarsi contatti con la committenza, alla mancanza di un’adeguata istruzione artistica e soprattutto all’impossibilità per le donne di studiare il nudo maschile che era il tema centrale dell’arte italiana dal Rinascimento in poi. Le donne vivevano praticamente in un isolamento intellettuale e artistico oltre che fisico, in quanto era quasi vietato alle fanciulle di viaggiare in altre città ed informarsi quindi su collezioni d’arte e monumenti. Questo isolamento costituiva un freno alla creatività e all’affermazione della donna come artista riconosciuta.

La prima donna che si fece notare nel panorama artistico di fine Cinquecento, completamente dominato dagli uomini, fu Sofonisba Anguissola. Nata a Cremona nel 1532 crebbe in una famiglia di stampo nobiliare. Suo padre Amilcare, particolarmente interessato all’arte e disegnatore dilettante, aveva un ruolo di primo piano nella società cremonese poiché faceva parte del Consiglio dei Decurioni che governava la città per conto del re spagnolo Filippo II.

Sofonisba dimostrò fin da piccola un grande interesse per la pittura e i genitori assecondarono la sua passione facendole frequentare la scuola di pittura. Per quei tempi era assolutamente fuori discussione che una giovane donna frequentasse la bottega di un maestro ma il padre Amilcare pensò bene di mandare Sofonisba e sua sorella Elena, che era a sua volta intenzionata ad apprendere l’arte, presso la casa del pittore Bernardo Campi, amico di famiglia.

Le due sorelle per tre anni consecutivi si recarono a casa del maestro, accompagnate da una domestica, per esercitarsi nell’arte del ritratto, nel quale il Campi era particolarmente apprezzato.

La sorella Elena alla fine del percorso di studi prese i voti mentre Sofonisba divenne fin da subito una grande pittrice, un prodigio della pittura.

Da brava imprenditrice di se stessa eseguiva i ritratti e poi li regalava ai committenti che erano assolutamente estasiati dalla sua maniera attenta e sensibile.

Il padre Amilcare, da sempre grande sostenitore della figlia, la aiutò in tutti i modi. La presentò ai Gonzaga di Mantova e poi ai d’Este di Ferrara, arrivando fino a contattare Michelangelo a cui inviò un disegno della figlia che l’artista apprezzò a tal punto da spedire ad Amilcare una lettera di compiacimento per le capacità della giovane pittrice.

Nel 1559 Filippo II di Spagna prese in moglie Isabella di Valois, figlia di Maria de’ Medici ed Enrico II di Spagna e Sofonisba divenne dama di corte della nuova regina. Sofonisba partì da Cremona alla volta di Madrid per non far più ritorno nella sua città natale.

Tra la regina e l’artista nacque una profonda amicizia trascorrendo la maggior parte della giornata insieme a dipingere; Sofonisba era diventata ormai come una sorella; le fu accanto durante le gravidanze e alla sua morte si prese cura delle due infanti.

Sofonisba si sposò due volte in età avanzata e con il secondo marito, Orazio, un giovane capitano, si stabilì a Genova dove l’artista cominciò a dipingere per numerose famiglie patrizie.

Pur essendo una donna del Cinquecento, la nostra Sofonisba fu molto apprezzata, il suo stile inconfondibile era fresco, innovativo; ne furono estimatori anche artisti del calibro di Rubens e Van Dyck, che le fecero addirittura visita dopo aver ammirato, il primo, le sue opere nella collezione reale di Spagna, il secondo, le sue opere a Genova.

Nel 1624 Sofonisba si trasferì con il marito a Palermo per impegni lavorativi di quest’ultimo e proprio a Palermo van Dyck realizzò un ritratto di Sofonisba sul suo taccuino. L’incontro con il grande artista fu l’ultimo traguardo nella carriera di questa eccelsa pittrice che morì l’anno dopo, il 16 novembre 1625.

La lapide posta nella chiesa di S. Giorgio a Palermo dove fu sepolta, così la descrive: “Alla moglie Sofonisba, del nobile casato degli Anguissola, posta tra le donne illustri del modo per la bellezza straordinarie doti di natura, e tanto insigne nel ritrarre le immagini umane che nessuno del suo tempo poté esserle pari, Orazio Lomellini, colpito da immenso dolore, pose questo estremo segno di onore, esiguo per tale donna, ma il massimo per i comuni mortali”.

Sara D’Incertopadre

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9 risposte a "Sofonisba Anguissola. Una pittrice moderna."

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