Caffè culturale "LetterAr-Thè"

Il Blog di Storia dell'arte, Letteratura&Libri, Storia, Cinema, Fotografia e Arte culinaria. Uno spazio di condivisione aperto a tutti che ha lo scopo di far conoscere in modo semplice il mondo culturale.

Nel 1848 le popolazioni italiane erano insoddisfatte delle amministrazioni che le governavano. La crisi economica del biennio precedente accrebbe le inquietudini nei confronti dei sovrani dei vari Stati in cui si divideva allora l’Italia. Sempre più forte si levava la voce dei liberali nella richiesta di riforme. La parola “costituzione” echeggiava nelle piazze di tutte le principali città della penisola. A guidare il pensiero dell’epoca furono Vincenzo Gioberti, Cesare Balbo e Massimo d’Azeglio che pur prospettando modi diversi per unificare l’Italia, inculcarono negli italiani le prime idee di Nazione e di Patria, fomentando in tal modo un effetto rivoluzionario che attraversò tutta la penisola.

Descriviamo in ordine cronologico i principali avvenimenti di quell’anno.

Il 12 gennaio divampa l’insurrezione a Palermo, capeggiata dal mazziniano Rosolino Pilo che costituisce un governo provvisorio. L’11 febbraio il Re delle Due Sicilie, Ferdinando II, concede la Costituzione e, sei giorni dopo, il Granduca di Toscana, Leopoldo II, promulga a sua volta lo Statuto. Tra il 4 e il 5 marzo Carlo Alberto di Savoia promulga lo Statuto albertino. I princìpi su cui si basa sono la monarchia e il sistema bicamerale, con un Senato i cui membri sono nominati dal Re e una Camera dei deputati eletti in base al censo.

Il 17 marzo la notizia della rivoluzione a Vienna giunge a Venezia. La popolazione libera il patriota Daniele Manin e Niccolò Tommaseo e il 22 marzo è proclamata la Repubblica di San Marco.

Tra il 18 e il 23 marzo insorge Milano. Gli austriaci sono cacciati dalla città e si costituisce un governo provvisorio (le cinque giornate di Milano). Il 23 marzo il Piemonte dichiara guerra all’Austria, dando inizio alla prima guerra d’indipendenza. Nel mese di aprile i piemontesi ottengono le prime vittorie a Goito, a Monzambano, a Valeggio e a Pastrengo ma Pio IX, alla fine del mese, ritira le sue truppe schierate a fianco dei piemontesi, dando una prima delusione ai liberali che credevano in una federazione di Stati guidati dal Papa (Gioberti).

A maggio si allarga l’adesione al Piemonte. A Parma e Piacenza, un plebiscito sancisce l’annessione del Ducato al Piemonte. Fanno seguito altri plebisciti a Modena, Reggio, Padova, Rovigo, Vicenza, Treviso e nell’intera Lombardia che stabiliscono la loro volontà di unione al Regno Sardo. Nel frattempo, il 4 maggio, un corpo di spedizione borbonico, condotto dal generale Guglielmo Pepe, parte alla volta dell’Italia settentrionale per sostenere l’azione piemontese.

Il 14 maggio a Napoli, alla vigilia dell’apertura dei lavori del parlamento partenopeo, si diffonde la voce dell’imminente arresto dei deputati: scoppia un’insurrezione e barricate sono innalzate ovunque nei quartieri di Napoli. Il giorno successivo l’esercito borbonico riprende il controllo e Ferdinando II chiude il parlamento.

Il 30 maggio Carlo Alberto entra a Peschiera aprendosi un varco nell’inespugnabile fortezza austriaca detta del Quadrilatero, costringendo gli asburgici alla fuga. Ma i piemontesi non incalzano gli austriaci in fuga, dando loro il tempo di riorganizzarsi e lanciare la controffensiva. Carlo Alberto è sconfitto a Custoza e costretto con il suo esercito a ripiegare su Milano, che ben presto abbandonano davanti all’avanzata austriaca.

Intanto in Sicilia il 10 luglio è ratificata la costituzione elaborata dal parlamento palermitano. La corona di Sicilia è offerta al secondogenito di Carlo Alberto che rifiuta per non indispettire Ferdinando II. Questi però il 25 luglio decide di richiamare il corpo di spedizione inviato in Pianura Padana, preoccupato dell’egemonia esercitata dai piemontesi nell’Italia settentrionale e lo fa mentre si riunisce il primo ministero italiano. Il 9 agosto Carlo Alberto firma l’Armistizio di Salasco, in base al quale gli Austriaci tornano in Lombardia mentre i Piemontesi si ritirano dietro il Ticino.

A Roma intanto il 16 settembre Pio IX nomina capo del governo il giurista Pellegrino Rossi, sostenitore del sistema costituzionale. Tra il 15 e il 16 novembre Rossi è ucciso e il Papa, che non vuole concedere un governo democratico, subisce l’assedio del Quirinale da parte del popolo romano, ormai determinato a proclamare la Repubblica. Il 25 novembre Pio IX fugge a Gaeta.

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Questo episodio chiude il tormentato 1948 ma le insurrezioni non hanno coinvolto solo l’Italia. Quell’anno a Parigi divampa la rivoluzione di febbraio, a seguito della quale Luigi Filippo abdica ed è proclamata la Seconda Repubblica. Luigi Napoleone alla fine dell’anno è eletto presidente. In Ungheria a marzo, i liberali guidati da Kossuth reclamano l’indipendenza dall’Austria. A Vienna il 13 marzo scoppia un’insurrezione che obbliga il cancelliere Metternich a fuggire. L’Imperatore Ferdinando I concede a quel punto una costituzione liberale ma è costretto ad abdicare e al suo posto subentra il giovane Francesco Giuseppe. In Prussia in seguito alla rivoluzione berlinese, Federico Guglielmo IV concede una costituzione liberale. In Svizzera è approvata la nuova costituzione federale.

Mai l’Europa era stata attraversata da un vento rivoluzionario così intenso e mai tanti popoli avevano partecipato alla conquista della libertà. Si andavano formando le coscienze degli uomini e delle donne che finalmente diventavano cittadini e cittadine e iniziavano a nutrirsi di certe idee socialiste. In Italia le masse popolari che avevano partecipato alle rivoluzioni del ’48 erano insorte non solo contro gli Austriaci ma anche contro i signori, sommando una richiesta giustizialista a quella patriottica. Proprio in quell’anno il 21 febbraio è pubblicato a Londra il Manifesto del Partito Comunista, scritto da Karl Marx e Friedrich Engels, che segnerà per circa centocinquant’anni il destino di molti popoli nel mondo.

Salvo Fumetto

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