Caffè culturale "LetterAr-Thè"

Il Blog di Storia dell'arte, Letteratura&Libri, Storia, Cinema, Fotografia e Arte culinaria. Uno spazio di condivisione aperto a tutti che ha lo scopo di far conoscere in modo semplice il mondo culturale.

Il percorso attraverso le donne nell’arte continua con la pittrice Lavinia Fontana, bolognese di nascita e figlia d’arte dell’affermato pittore manierista Prospero Fontana, grazie all’apprendistato nella bottega del padre, poté avvicinarsi alle più svariate esperienze artistiche del tempo, da quella emiliana del Parmigianino, a quelle venete del Veronese e di Jacopo Bassano, a quelle toscane dei pittori manieristi, fino alla conoscenza della figura della pittrice Sofonisba Anguissola.

Grazie al padre conobbe anche i tre fratelli Carracci, Ludovico, Agostino e Annibale, che erano tra i più rilevanti artisti di quel momento, che non poco colpirono e influenzarono l’estro e l’immaginario della giovane Lavinia.

Verso la fine degli anni Settanta del Cinquecento la Fontana era già riuscita ad affermarsi come ritrattista; i suoi ritratti erano caratterizzati dalla cura ai dettagli e dalla ricchezza delle acconciature e degli abiti. E non fu per lei difficile districarsi in soggetti mitologici e sacri.

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La sua prima opera pubblica fu l’Assunta di Ponte Santo, commissionatale dal Consiglio comunale di Imola, oggi nella Pinacoteca civica di Imola, datata 1584; era la prima volta che una donna si cimentava nella realizzazione di una pala d’altare, commissione di assoluto rilievo per la carriera di un artista.

Nell’opera la Fontana propose una delle prime iconografia di “Immacolata” dipinte dopo i rigidi dettami del Concilio di Trento e riuscì allo stesso tempo a superare l’idea manierista di composizione e colorito.

Nel 1604 si stabilì a Roma, dove a chiamarla fu il suo conterraneo papa Gregorio XIII e grazie alla protezione papale, Lavinia eseguì numerosissimi lavori per la nobiltà romana e per la cerchia papalina.

Nel periodo del papato di Sisto V la Fontana ottenne la prestigiosa commissione per un quadro destinato all’altare del Pantheon degli Infanti nel monastero dell’Escorial; da questo momento la carriera della nostra artista non ebbe niente da invidiare a quella dei suoi colleghi uomini dato che fu impegnata addirittura per un committente importante come il re Filippo II di Spagna.

A conferma della sua affermazione come artista di fama internazionale vi è il fatto che la Fontana fu oberata di incarichi nei suoi anni a Roma dove lavorò per l’ambiente papale e per i nobili della città.

Le commissioni di ritratti andavano di pari passo con le numerose commissioni di tema religioso e mitologico quali la Samaritana al Pozzo e la Minerva in atto di abbigliarsi, quest’ultima fu il capolavoro conclusivo della sua carriera nel 1613. Proprio in quel 1613 la Fontana fu colta da crisi mistica e si ritirò in un monastero di Roma dove morì nell’estate dell’anno successivo.

Sara D’Incertopadre

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