Francisco Franco, il Caudillo

Francisco Franco nacque nel 1892 a El Ferrol in Galizia, secondo di cinque figli nati dal matrimonio tra Nicolás Franco y Salgado-Araujo, ufficiale dell’amministrazione navale per tradizione familiare, di tendenze libertine, e Maria del Pilar Bahamonde y Pardo de Andrade, figlia molto religiosa e conservatrice di un commissario per le forniture navali. A causa del numero chiuso introdotto nell’Accademia Navale, il giovane Franco provò a superare gli esami di ammissione all’Accademia militare di Toledo, dove entrò il 29 agosto 1907. Nel luglio del 1910,  ne uscì con il grado di sottotenente e due anni dopo, su sua richiesta, fu spedito in Marocco, dove accumulò decorazioni e promozioni combattendo contro l’inafferrabile guerriglia delle bande magrebine. In una di quelle battaglie fu gravemente ferito e dato per spacciato dai medici militari. Se la cavò, dimostrando di avere una straordinaria costituzione. Fu decorato con una medaglia di prima classe e ottenne la promozione a maggiore. Non essendoci posti vacanti per tale grado, fu inviato a Oviedo. Qui incontrò la quindicenne Maria del Carmen Polo y Martinez Valdés, che sposò nel 1923. Nel 1920 entrò nella neonata Legione straniera spagnola, di cui fu uno degli ufficiali fondatori, distinguendosi per durezza e ferrea disciplina. In africa settentrionale proseguì la carriera militare fino a divenire nel 1925 colonello e, l’anno successivo, a soli trentatré anni, il più giovane generale spagnolo. Il 14 aprile 1931, con la caduta della monarchia e la proclamazione della seconda repubblica, fu inviato come comandante militare alle Baleari e nominato Capo di Stato Maggiore, In seguito alla vittoria elettorale della destra nel 1934, fu richiamato in Spagna. Durante la rivoluzione delle Asturie, iniziata con lo sciopero generale proclamato dai socialisti contro le tentazioni autoritarie del governo di destra, Franco, investito dal Governo, attuò una feroce repressione contro i minatori e ordinò il bombardamento aereo di Oviedo e il successivo rastrellamento. Tra i minatori in rivolta e i militari si suppone vi furono quattordicimila morti. Nelle  file dell’esercito mise in atto una totale epurazione di tutti gli ufficiali con tendenze democratiche. Era chiaro il pensiero politico del generale Franco che, intervistato da una giornalista, dichiarò: <<Questa è una guerra di frontiera e i fronti sono il socialismo, il comunismo e le altre sovversioni che attaccano la civiltà per sostituirla con la barbarie>>. Questa dichiarazione e il successo nella repressione dei moti rivoluzionari gli valsero la nomina a comandante dell’esercito di stanza in Marocco. Ma non ritornò in Africa, era troppo utile alla destra per mettere ordine e riorganizzare le forze armate.

Nelle elezioni del 16 febbraio 1936 vinse la sinistra, unita sotto la bandiera del Fronte popolare. I conservatori spagnoli furono spaventati dalle affermazioni di Largo Caballero che, dopo la vittoria, dichiarò: <<Nel giorno della vendetta non lasceremo pietra su pietra di questa Spagna che vogliamo distruggere, per costruire la nostra>>. Anche i moderati si spaventarono, al punto che si aprì la strada per un diffuso consenso alla dittatura. Il nuovo governo di sinistra si affrettò a inviare fuori dai confini i vari generali simpatizzanti di destra e Franco finì alle Canarie da dove mantenne contatti con tutti gli altri generali per organizzare un colpo di stato. L’alzamiento fu annunciato alla radio con la frase in codice “su tutta la spagna, il cielo è senza nubi”.

non pasaran

Franco si liberò immediatamente dei suoi avversari interni che riteneva troppo moderati e si fece nominare, nel mese di settembre, comandante di tutte le forze armate e capo dello stato. Il suo golpe colse di sorpresa i governativi in molte regioni e in alcune importanti città come Siviglia e Granada ma a Madrid e Barcellona l’insurrezione fu schiacciata dalla Guardia Civil, dai militanti della sinistra e dal popolo in armi. Anche gran parte della Marina e dell’Aviazione rimase fedele al governo repubblicano. Franco, bloccato in Marocco con il suo esercito, chiese aiuto a Mussolini e a Hitler, che risposero positivamente all’appello. Con l’aiuto di un ponte aereo italo-tedesco, le truppe di Franco, bloccate in Marocco, furono trasportate a Badajoz, in Estremadura, dove passarono per le armi tutti i miliziani governativi e i loro sostenitori, circa 1500 tra uomini e donne tra cui Federico García Lorca. Il suo aguzzino, un ex deputato cattolico, dopo la sua morte dichiarò: <<Bene, ha fatto più danno lui con i libri che gli altri con le rivoltelle>>. Ormai era guerra civile. A livello internazionale si formano due schieramenti. Germania, Italia e Portogallo, con la benedizione del Vaticano, appoggiarono i golpisti. Francia, Messico e Unione Sovietica si attestarono su posizioni antifasciste, garantendo rifornimenti bellici al governo repubblicano di Madrid.

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Fu una sanguinosa guerra civile che durò tre anni, vinta la quale, nell’aprile del 1939, Franco assunse la guida definitiva della Spagna, instaurando una dittatura che represse violentemente ogni opposizione interna. Secondo lo storico spagnolo Javier Tussel, subito dopo la fine della guerra civile, il regime provvide alla fucilazione di 50.000 repubblicani, all’arresto di 250.000 sospetti di crimini o di complicità con i “rossi” e a una spietata epurazione tra gli insegnanti e i dipendenti della pubblica amministrazione. Nel 1939 emanò la legge sulle responsabilità politiche, con la quale soppresse tutti i partiti e i sindacati, tranne quello falangista. Nel 1940 fu definito reato l’organizzazione e l’appartenenza a logge massoniche e a cellule comuniste. Nel 1941 furono definite le norme sulla sicurezza dello stato. La pubblica istruzione fu riaffidata alla chiesa che divenne il principale strumento della dittatura di Franco. La libertà di culto fu soppressa e il cattolicesimo ritornò a essere religione di stato. Le leggi su matrimonio civile e il divorzio furono abrogate. Fu reso obbligatorio l’insegnamento della religione anche nelle università. S’istituì una censura ecclesiastica. Lo scrittore francese François Mauriac, premio Nobel per la letteratura nel 1952, parlando della dittatura spagnola, affermò:<<… per milioni di spagnoli, cristianesimo e fascismo si confondono, e non potranno più odiare l’uno senza odiare l’altro>>.

Nel 1969 nominò suo successore Juan Carlos di Borbone, che alla sua morte fu incoronato re di Spagna. L’8 giugno 1973, consumato dal morbo di Parkinson, lasciò la carica di primo ministro a Luis Carrero Blanco. Morì il 20 novembre del 1975.

Franco trasformò, con il suo regime, la Spagna in un immenso campo di concentramento per gli sconfitti e in un convento, gestito insieme alla chiesa, per il resto della popolazione. Chi voleva recarsi in Spagna doveva munirsi di un’attestazione del suo parroco circa la sua buona condotta religiosa. La fine della dittatura ha restituito la Spagna alla civiltà.

Salvo Fumetto

Il Rompicapo

Questa settimana torniamo ad occuparci di dettagli…

Chi è l’artista che ha dipinto quest’opera?? Lo riconoscete?

Soluzione del Rompicapo del 23-01-2015

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Si tratta de La Calunnia, un dipinto a tempera su tavola (62×91 cm; v. glossario) di Sandro Botticelli, databile al 1496 e conservato nella Galleria degli Uffizi di Firenze. Il soggetto rimanda all’ekphrasis (v. glossario) di Luciano di Samosata contenuta nel De Calumnia (II sec. d.C.) che, integralmente riportata da Leon Battista Alberti nel terzo libro del trattato De Pictura (1435), si pone quale riferimento imprescindibile per i numerosi tentativi di trasposizione pittorica e quale affidabile chiave di lettura per la versione botticelliana. Il motivo della Calunnia di Apelle, sviluppato in molte varianti testuali ed iconografiche, assume particolare rilevanza nella produzione figurativa italiana a partire dal 1472, anno della sua prima rappresentazione miniata per mano di Bartolomeo Fonzio.

La complessa iconografia botticelliana riprende fedelmente l’episodio originale e la scena viene inserita all’interno di una grandiosa aula, riccamente decorata di marmi e rilievi e affollata di personaggi; il quadro va letto da destra verso sinistra: il re Mida, riconoscibile dalle orecchie d’asino, nelle vesti del cattivo giudice, è seduto sul trono, consigliato da Ignoranza e Sospetto; davanti a lui sta il Livore, l’uomo con il cappuccio nero, coperto di stracci e con la torcia in mano; dietro a lui è la Calunnia, donna molto bella e che si fa acconciare i capelli da Perfidia e Frode, mentre trascina a terra il Calunniato impotente; la vecchia sulla sinistra è la Penitenza e l’ultima figura di donna sempre a sinistra è la Verità, con lo sguardo rivolto al cielo, come a indicare l’unica vera fonte di giustizia.

È l’amara constatazione che rivela tutti i limiti della saggezza umana e dei principi etici del classicismo, non del tutto estranea alla filosofia neoplatonica. È dunque il segno più evidente dell’infrangersi delle sicurezze fornite dall’umanesimo quattrocentesco, a causa del nuovo e turbato clima politico e sociale che caratterizzerà la situazione fiorentina dopo la morte del Magnifico nel 1492; in città imperversavano infatti le prediche di Girolamo Savonarola, che attaccò duramente i costumi e la cultura del tempo, predicendo morte e l’arrivo del giudizio divino e imponendo penitenza ed espiazione dei propri peccati. Lo stesso Botticelli fu assai colpito dalle predicazioni del Savonarola tanto da cambiare i soggetti e il modo di dipingere e il quadro della Calunnia è lo spartiacque tra un primo Botticelli umanista e un secondo più mistico.

Brava Martina Lalla per aver individuato il dipinto…e grazie per la partecipazione!