Caffè culturale "LetterAr-Thè"

Il Blog di Storia dell'arte, Letteratura&Libri, Storia, Cinema, Fotografia e Arte culinaria. Uno spazio di condivisione aperto a tutti che ha lo scopo di far conoscere in modo semplice il mondo culturale.

Eduardo Scarpetta, nato a Napoli il 12 marzo 1853, è stato il più importante attore e autore del teatro napoletano a cavallo fra ottocento e novecento. Dall’unione con Anna De Filippo, sorellastra di sua moglie Rosa De Filippo, nacquero, tra i tanti figli illegittimi, Titina, Eduardo e Peppino De Filippo oltre al poeta Ernesto Murolo padre del famoso cantante Roberto Murolo. Scarpetta fu il creatore del teatro dialettale moderno specializzandosi nell’adattare la lingua napoletana in moltissime pochade francesi, scrivendo molte commedie originali su quello stile.

Lui fu l’inventore della maschera di Felice Sciosciammocca che ebbe una forte collocazione nel teatro dialettale di Antonio Petito, celebre interprete di Pulcinella. “Sciosciammocca” in dialetto napoletano indica colui che sta a bocca aperta: un tipo che si meraviglia di tutto, credulone e di un’ingenuità che sfocia nella stupidità.  In scena Felice vestiva un appariscente abito a quadretti molto usurato e di una misura più piccola del dovuto, un cilindro in bilico sulla testa, un papillon, un bastoncino da passeggio, le scarpe esageratamente grandi. Troveremo qualcosa di simile nel personaggio di Charlot interpretato da Charlie Chaplin.

Il personaggio fu reso popolare al grande pubblico dalle interpretazioni che Totò realizzò per il cinema. Tre film a colori: Un turco napoletano del 1953, Miseria e nobiltà del 1954 e Il medico dei pazzi sempre del 1954, tutti con la regia di Mario Mattoli. Naturalmente Totò diede una sua lettura del personaggio di Sciosciammocca, adattandolo alla sua straordinaria comicità.

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Il film Un turco napoletano racconta la storia di Felice che, evaso insieme con un lestofante, si sostituisce a un eunuco turco che, in possesso di una lettera di presentazione dell’onorevole Cocchetelli, avrebbe dovuto mettersi al servizio di don Pasquale Catone, uomo gelosissimo della moglie Giulietta e della figlia Lisetta. Quando Felice si presenta a don Pasquale sostituendosi al turco, questi lo mette al servizio della moglie e della figlia, convinto che il turco sia effettivamente un eunuco. Il film prosegue con la comicità che scaturisce dai continui equivoci e termina con un finale inaspettato.

In Miseria e nobiltà Felice è uno squattrinato che vive facendo lo scrivano e condividendo la casa con il figlio Peppiniello, la compagna Luisella, l’amico Pasquale con moglie e figlia. Per una serie di circostanze si ritrovano tutti a interpretare una nobile famiglia aristocratica in casa di Don Pasquale, ex cuoco, divenuto molto ricco dopo aver ereditato i beni del suo padrone.

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La comicità è assicurata dalle circostanze paradossali e dagli svarioni linguistici dei    protagonisti. Anche questo film si chiude con un finale sorprendente.

Nel film ’Il medico dei pazzi Ciccillo, giovane nullafacente, da anni vive a Napoli alle  spalle dello zio Felice il quale crede di pagare al nipote gli studi di medicina. Quando Felice giunge a Napoli insieme alla moglie e alla figlia, Ciccillo mette in scena, insieme all’amico Michele, un nuovo raggiro ai danni dello zio, millantando di essere diventato psichiatra e di dirigere una clinica per alienati mentali. Dice di aver bisogno di 500 lire per comprare una macchina capace di sanare il suo paziente Michele. Naturalmente i soldi gli servono per onorare un debito di gioco, mentre la clinica è in realtà la Pensione Stella, pensione dove Ciccillo e Michele vivono a sbafo, e i presunti pazzi non sono altro che gli eccentrici clienti della pensione, del tutto sani ma presentati come pazzi. Da tutto questo prenderà corpo una commedia degli equivoci tra Felice e gli avventori.

Tre film da rivedere con lo spirito sereno, in omaggio a un grande artista come Totò.
 

Salvo Fumetto

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Una risposta a "Totò è Felice Sciosciammocca"

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