Caffè culturale "LetterAr-Thè"

Il Blog di Storia dell'arte, Letteratura&Libri, Storia, Cinema, Fotografia e Arte culinaria. Uno spazio di condivisione aperto a tutti che ha lo scopo di far conoscere in modo semplice il mondo culturale.

Il 22 aprile del 1946, su proposta del Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, il Principe Umberto, Luogotenente del Regno d’Italia, firmò il decreto n° 185 che all’articolo uno recitava: “A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale”. La ricorrenza fu celebrata anche negli anni successivi e nel 1949 con l’approvazione della legge n° 260 del 27 maggio il 25 aprile diventa stabilmente festa nazionale.

Ma perché proprio il 25 aprile? Quel giorno del 1945, alle otto del mattino attraverso la radio, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia proclamò l’insurrezione in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, indicando a tutte le forze partigiane attive nel nord dell’Italia, facente parte del Corpo Volontari per la Libertà, di attaccare i presidi fascisti e tedeschi imponendo loro la resa. Allo stesso tempo il CLNAI emanò dei decreti legislativi assumendo il potere in nome del popolo italiano e delegato dal Governo italiano, stabilendo tra le altre cose la condanna a morte per tutti i gerarchi fascisti.

Quella del 25 aprile non è solo la celebrazione della Liberazione ma anche la festa di tanti uomini e donne che parteciparono alla Resistenza, di questi, molti pagarono la libertà del popolo italiano con il sacrificio della vita. Dopo l’otto settembre e la dichiarazione di guerra ai tedeschi, soprattutto nel nord dell’Italia si erano formate forze combattenti antifasciste, alcune operanti per proprio conto, altre collaborando con le forze Alleate. Nella Resistenza si distinsero alcuni dei migliori uomini del paese generando un patriottismo ideale di nuovo tipo. Nessuno che abbia vissuto quell’esperienza ha potuto dimenticarla e mai prima d’allora tanti cittadini avevano partecipato così attivamente alla vita nazionale. Denis Mack Smith nella sua Storia D’Italia sostiene: “[…]. Da molte fonti, non ultima la poesia di Salvatore Quasimodo, o i romanzi di Pavese, Vittorini e Pratolini, si trae l’impressione che questa guerra di liberazione contro Mussolini e Hitler sia penetrata nella coscienza popolare più profondamente di quanto fosse mai riuscito al Risorgimento ottocentesco. […]”.

il popolo

Benché nel movimento della Resistenza combattessero affiancati uomini di diverse fedi politiche, i partigiani appartenevano in maggioranza alla Sinistra che, in ragione di ciò, conquistò una notevole influenza a livello locale e una forte presa sul popolo. Inoltre la Sinistra partigiana aveva inasprito la lotta di classe e dato a molta gente una nuova coscienza civica. Questo costituì il motivo di una vigorosa sfida politica per i capi del liberalismo di vecchio stile che intuirono, già dai primi mesi del governo Parri, il rischio che l’Italia fosse molto più vicina a un processo di radicale trasformazione sociale e politica di quanto non fosse mai accaduto dopo il 1861. Ma sulla soglia d’importanti mutamenti sociali il paese si bloccò, a causa degli orientamenti conservatori di una gran parte del suo popolo e della vitalità degli interessi costituiti.

Il 25 aprile è stato motivo di divisioni tra le forze politiche per tutti gli anni duemila e questo ha gravemente nociuto all’immagine di un paese che ha sempre visto in quella data l’emblema del suo riscatto con la Storia. Ritengo necessario ricordare a chi sostiene che bisogna guardare al futuro e non al passato, che senza quel passato nessuno di noi sarebbe quello che è.

Salvo Fumetto

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