Caffè culturale "LetterAr-Thè"

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Caravaggio affrontò il tema della pittura di storia nei tre dipinti della cappella Contarelli nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma. Tre dipinti imponenti, passati nel mito della storia dell’arte italiana come d’altronde tutti i dipinti del Caravaggio.

Grazie alla mediazione del cardinal Del Monte, nel 1599 Caravaggio ottenne l’incarico di dipingere tre tele per la cappella del cardinale Matteo Contarelli. La cappella era stata acquistata dal cardinale Mathieu Cointrel, italianizzato in Matteo Contarelli, nel 1565. Alla morte di questi era passata in eredità a Virgilio Crescenzi il quale aveva affidato la decorazione pittorica al Cavalier d’Arpino, con cui Caravaggio collaborò durante il soggiorno a Roma. La commissione del ciclo pittorico da parte del Cardinal Del Monte obbligava Caravaggio a eseguire il tema richiesto con una grande unitarietà e rigore storico; questo si deduce dalle varie e vaste citazioni di fonti letterarie presenti nell’iconografia dei dipinti.

La Vocazione di san Matteo e il Martirio di San Matteo furono collocati sulle due pareti laterali, mentre il San Matteo con l’angelo trovò posto sull’altare, dopo esser stato dipinto una seconda volta a causa del rifiuto della prima versione da parte del committente. La pala d’altare fu accusata dalla critica artistica del Seicento di essere troppo realistica e volgare, tanto da ottenere il facile rifiuto da parte del clero.

K43692CARAVAG 1

Nella Vocazione Caravaggio colse il momento esatto in cui Matteo viene chiamato all’apostolato da Cristo. Nella prima versione le radiografie mostrano come Caravaggio aveva scelto di rappresentare Cristo da solo, in atto di chiamare Matteo a sé; in un secondo momento decise di aggiungere accanto a Cristo la figura di Pietro, alludendo forse alla mediazione della Chiesa, Pietro appunto, tra l’umanità e il mondo divino.

Caravaggio_-_Martirio_di_San_Matteo

Nel Martirio la scena risulta assai violenta poiché è colta nel pieno del suo svolgimento. La tela è frutto di tre diverse e successive elaborazioni rivelate dalle radiografie: da una versione iniziale dalla composizione molto classica, Caravaggio passa ad una versione intermedia con una gestualità dei personaggi più vigorosa, per arrivare infine alla terza e definitiva versione dove il carnefice colpisce il santo a terra su di un profondo spazio scuro.

Il San Matteo e l’angelo è stata dipinta secondo un’iconografia tradizionale in cui si vede San Matteo in atto di scrivere mentre riceve ispirazione diretta da un angelo alle sue spalle. Nella prima versione rifiutata del dipinto il santo era raffigurato nei panni di un popolano semianalfabeta e l’angelo guidava la sua mano nello scrivere il testo sacro. La prima versione non corrispondeva assolutamente ai principi di decoro cui le opere sacre dovevano conformarsi; venne così rifiutata e acquistata dal fine collezionista Vincenzo Giustiniani, per concludere il suo peregrinare in un museo di Berlino dove andò distrutta durante la seconda guerra mondiale.

Caravaggio_-_San_Matteo_e_l'angelo

La luce è l’elemento unificatore dei tre dipinti sia sul piano simbolico, sia sul piano scenografico che segue la luce reale della cappella. Ma più di ogni altra cosa la luce è rivelazione. Rivelazione nella Vocazione nella quale il gabelliere Matteo viene illuminato da un fascio di luce che proviene dall’alto; rivelazione nel Martirio nel quale la luce rivela i tre momenti della vicenda: il santo colpito dai carnefici, la fuga degli astanti e l’angelo che dall’alto arriva con la palma del martirio. Infine rivelazione nel San Matteo nel quale il santo ispirato e l’angelo sono illuminati e sembrano fuoriuscire dalle tenebre del fondo.

Sara D’Incertopadre

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