Caffè culturale "LetterAr-Thè"

Il Blog di Storia dell'arte, Letteratura&Libri, Storia, Cinema, Fotografia e Arte culinaria. Uno spazio di condivisione aperto a tutti che ha lo scopo di far conoscere in modo semplice il mondo culturale.

La festa del 1° maggio ricorda le battaglie operaie volte alla conquista del diritto all’orario di lavoro quotidiano fissato in otto ore. Tali battaglie portarono alla promulgazione di una legge approvata nel 1867 nell’Illinois. La Prima Internazionale, conosciuta anche come Associazione internazionale degli operai, chiese poi che una legge simile fosse introdotta anche in Europa. L’origine della festa risale a una manifestazione organizzata a New York il 5 settembre 1882 dai Knightsof Labor, un’associazione di lavoratori fondata nel 1869, due anni dopo fu approvata una risoluzione che prevedeva quell’evento con cadenza annuale.

A far cadere la scelta sul 1° maggio furono i gravi incidenti accaduti nei primi giorni di maggio del 1886 a Chicago e conosciuti come rivolta di Haymarket. Il 3 maggio i lavoratori in sciopero a Chicago si ritrovarono all’ingresso della fabbrica di macchine agricole McCormick. La polizia, chiamata a reprimere l’assembramento, sparò sui manifestanti uccidendone due e ferendone diversi altri. Per protestare contro la brutalità delle forze dell’ordine gli anarchici locali organizzarono una manifestazione da tenersi nella piazza che normalmente ospitava il mercato delle macchine agricole. Questi fatti ebbero il loro culmine il 4 maggio quando la polizia sparò nuovamente sui manifestanti provocando numerose vittime.

Adolph von Mendel, La fonderia
Adolph von Mendel, La fonderia

L’11 novembre del 1887 a Chicago, quattro operai, quattro organizzatori sindacali e quattro anarchici furono impiccati per aver organizzato il 1° maggio dell’anno precedente lo sciopero e una manifestazione per le otto ore di lavoro.

In ricordo di quei tragici fatti, il 20 luglio 1889 a Parigi, il congresso della Seconda Internazionale, riunito in quei giorni nella capitale francese, fissò definitivamente la festa dei lavoratori nella data del 1° maggio.

Nella seconda meta dell’Ottocento le teorie socialiste stavano permeando il mondo del lavoro e anche gli intellettuali ne restarono affascinati. È il caso della corrente artistica e letteraria del Realismo, sviluppatasi in Francia con Gustave Courbet, suo principale esponente.

g._courbet_gli_spaccapietre
Gustave Courbet, Gli spaccapietre

Il Realismo tentava di cogliere la realtà sociale: si voleva rappresentare una realtà nuda e cruda con meno allegorie e più attenzione verso i dati di fatto. Esso si fece più acceso negli anni successivi alla rivoluzione del 1848, che aveva risvegliato aspirazioni democratiche in tutta Europa.

La parola “Realismo” generalmente indica la traduzione fedele delle qualità del mondo reale nella rappresentazione artistica. Il Realismo, inteso come tendenza programmatica, trova la sua esplicita affermazione nel 1855, anno in cui il pittore Courbet definisce i suoi ideali artistici in un opuscolo scritto in occasione dell’Esposizione Universale di Parigi: “Ho voluto essere capace di rappresentare i costumi, le idee, l’aspetto della mia epoca secondo il mio modo di vedere, fare dell’arte viva, questo è il mio scopo.”. Courbet resterà per sempre il più grande pittore realista.

La poetica realista traduceva in pittura il dilatarsi dell’interesse degli storici verso i problemi della società moderna. Infatti, lo storico e filosofo Hippolyte Taine invitava a “[…]vedere gli uomini nelle loro officine, negli uffici, nei campi, con il loro cielo, la loro terra, le case, gli abiti, le culture, i cibi […]”, mentre lo scrittore Sainte Beuve affermava: “La triade bello, vero e buono è certo un bel motto, ma inganna, se dovessi scegliermi un motto, sceglierei il vero”.

Gustave Caillebotte, I piallatori di parquet
Gustave Caillebotte, I piallatori di parquet

Nel Novecento l’ideale inventato da Courbet fu poi ripreso da altre correnti come il muralismo messicano, il neorealismo italiano e il realismo socialista, sviluppatosi dagli anni trenta in Unione Sovietica, con l’ascesa al potere di Stalin.

Nel dopoguerra a Milano un gruppo di giovani pittori creò il realismo esistenziale che riprese i temi del realismo rompendone gli schemi ideologici.

Salvo Fumetto

Sara D’Incertopadre

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...