Caffè culturale "LetterAr-Thè"

Il Blog di Storia dell'arte, Letteratura&Libri, Storia, Cinema, Fotografia e Arte culinaria. Uno spazio di condivisione aperto a tutti che ha lo scopo di far conoscere in modo semplice il mondo culturale.

Il Titanic era un transatlantico della White Star Line, disegnato da William Pirrie e dall’architetto navale Thomas Andrews. Per la sua costruzione servirono tre anni, dal 31 marzo 1909 al 31 marzo 1912, e 7,5 milioni di dollari. Rappresentava la massima espressione della tecnologia navale di quei tempi ed era il più grande e lussuoso transatlantico del mondo. Era lungo 269 metri e largo 28, aveva una stazza di 46328 tonnellate e un’altezza totale di 53 metri. I suoi quattro cilindri erano mossi dal vapore, sviluppando una potenza di 51mila CV che davano al piroscafo una velocità massima di 23 nodi (43 Km/h). Il Titanic aveva una capacità di 3547 persone tra passeggeri ed equipaggio. L’allestimento di bordo della prima classe era lussuosissimo e comprendeva piscina, palestra, bagno turco e campo di squash. Le cabine di prima classe erano le più eleganti di qualsiasi altro transatlantico e per i passeggeri più abbienti erano disponibili le suite, due presidential suites e due royal suites. Le royal suites erano decorate in stile Luigi XVI e comprendevano un soggiorno, tre stanze da letto, due bagni privati, due guardaroba e un ponte di passeggiata privata.

interni titanic

Il Titanic partì per il suo viaggio inaugurale alle ore 12:00 del 10 aprile 1912 da Southampton per raggiungere New York dieci giorni dopo. Al comando della nave c’era il capitano Edward John Smith che con quel viaggio avrebbe terminato la sua carriera di comandante. Il 14 aprile, dopo quattro giorni di navigazione, verso le 13:30, al capitano fu consegnato un messaggio, appena ricevuto dal vapore Baltic, che segnalava la presenza di ghiaccio a 400 km sulla rotta del Titanic: tuttavia, il capitano non diminuì la velocità. Il direttore della White Star Line non diede eccessivo peso alla cosa e giudicò sufficiente spostare la rotta del transatlantico sulla Outward Southern Track, un corridoio di navigazione concordato per le navi di linea. I due uomini discussero anche della velocità decidendo di portarla al massimo possibile. Nelle ultime 24 ore, infatti, erano state percorse ben 546 miglia e c’era la possibilità di arrivare a New York con un giorno di anticipo. Verso le 21:00, prima di ritirarsi in cabina, Smith ordinò di avvertirlo se fosse accaduto qualcosa di strano e di diminuire la velocità in caso di foschia. L’abbassamento della temperatura, intanto, indicava probabilmente che si stavano avvicinando ad un banco di iceberg e l’ufficiale in seconda ordinò alle vedette di prestare attenzione ai ghiacci galleggianti.

Alle 23:00 giunse un messaggio dal mercantile Californian, che sostava bloccato nella banchisa a poche decine di miglia a nord-ovest dal Titanic, col quale era segnalata la presenza di un enorme campo d’iceberg proprio sulla rotta del transatlantico, ma questo messaggio non venne recapitato in plancia. Anzi, il marconista rimproverò l’operatore del Californian per aver interrotto il suo lavoro. Alle 23:40 le vedette videro un iceberg di fronte alla nave e fu subito dato l’allarme. Il capitano Edward John Smith era sceso nella sua cabina da mezz’ora e al comando della nave era in quel momento il secondo ufficiale che comandò di virare immediatamente a sinistra, ordinando anche di mettere le macchine indietro tutta, ma la nave viaggiava alla velocità di circa 22,5 nodi e non riuscì a rallentare nel tempo necessario ad evitare l’impatto. Il ghiaccio strisciò sulla dritta piegando le lamiere e provocando sei diversi squarci sotto la linea di galleggiamento. La collisione non fu avvertita in maniera rilevante dai passeggeri delle classi prima e seconda in virtù del fatto che le loro cabine erano poste sopra la linea di galleggiamento e solo chi si trovava sul ponte si accorse della presenza dell’iceberg, pur senza rendersi conto della gravità dell’evento, poiché piovvero frammenti di ghiaccio distaccatesi dalla massa dell’iceberg in seguito all’impatto.

Mentre l’acqua cominciava a invadere i compartimenti, furono immediatamente chiuse le porte stagne e il capitano Smith ordinò di scandagliare la nave. Secondo gli studi compiuti durante la progettazione, la nave sarebbe potuta rimanere a galla anche con quattro compartimenti allagati in successione ma non se a essi se ne fosse aggiunto un quinto. Dopo la completa chiusura del reparto caldaie e di tutte le 16 paratie stagne la situazione risultava essere la seguente: 5 dei 6 compartimenti interessati al contatto con l’iceberg imbarcavano acqua molto rapidamente; 21 delle 29 caldaie erano ancora accese (si rese necessario dunque aprire gli sbocchi per il vapore per evitare l’esplosione); macchine completamente ferme; alternatori ed impianti elettrici funzionanti; inizio inabissamento della prua e della carena frontale con progressivo innalzamento della poppa  e con conseguente inclinazione dello scafo a babordo; progressivo allagamento dei compartimenti stagni, l’ingresso di tale quantità d’acqua avrebbe, infatti, determinato un “effetto domino” con tutti gli altri compartimenti proprio perché le chiuse stagne erano state progettate per raggiungere soltanto metà dell’altezza della nave; inizio procedure d’evacuazione dei passeggeri dalla nave. I calcoli effettuati da Thomas Andrews, uno dei progettisti presenti sulla nave, rivelarono che il transatlantico sarebbe affondato entro un’ora e mezza o due al massimo. Fu ordinato quindi di abbandonare la nave.

affondomento

Il Titanic era dotato di 3560 salvagenti individuali ma di sole 16 lance, per una capacità totale di 1178 posti, insufficienti per i passeggeri e l’equipaggio. Le operazioni di carico si svolsero rispettando l’ordine del capitano di far salire prima le donne e i bambini. Intanto, poco dopo mezzanotte, furono sparati gli otto razzi di segnalazione, uno ogni cinque minuti, senza alcun risultato.  Quasi alla stessa ora, il comandante si recò personalmente in sala radio a consegnare una richiesta di aiuto ai due marconisti, che, dalle 00:45, cominciarono a inviare SOS. La nave più vicina era il Carpathia, distante 58 miglia: il marconista restò allibito quando ricevette il messaggio di soccorso dal celebre transatlantico al suo viaggio inaugurale e svegliò di corsa il capitano Arthur Rostron per comunicargli la notizia. Subito fu ordinato di invertire la rotta e dare tutto vapore, ma il Carpathia sarebbe giunto sul posto in non meno di quattro ore. Un’ora dopo l’impatto con l’iceberg, il Titanic aveva imbarcato almeno 25 milioni di litri d’acqua e la situazione cominciò ad assumere aspetti drammatici. Il ponte di prua si stava inondando e tutte le lance tranne due si erano già allontanate. A bordo rimanevano ancora più di 1500 persone.

Secondo le testimonianze dei sopravvissuti, e tramite le ricostruzioni effettuate grazie al relitto, si è stabilito che verso le 01:30 la prua della nave era completamente sommersa, con la poppa fuori dall’acqua. Prima di ritirarsi in plancia il capitano diramò l’ordine «Save yourselves, if you can!» liberando l’equipaggio dal suo lavoro. Verso le 02:10 la poppa si era sollevata al punto da formare un angolo di 30° con la superficie del mare, stagliandosi contro il cielo stellato. La forza terrificante generata dall’emergere dello scafo provocò il lento schiacciamento della chiglia e la dilatazione delle sovrastrutture, che portarono lo scafo quasi al punto di rottura. Secondo i calcoli effettuati dagli scienziati della spedizione del 1977, sul Titanic agì in quel momento una pressione di tre tonnellate per centimetro quadrato. Alle ore 02:15 il circuito elettrico dell’intero scafo s’interruppe all’improvviso e si udirono rumori cupi di strappi e fratture, come se le caldaie e le macchine si fossero staccate dalle loro sedi precipitando in avanti; la poppa sembrò improvvisamente arretrarsi e abbassarsi, evidente segno che lo scafo si era spezzato in due tronconi. Le testimonianze contraddittorie dei superstiti fanno pensare che la rottura non si sia verificata fuori dalla superficie dell’acqua, e ciò che sicuramente si vide fu la repentina minore inclinazione della parte poppiera. L’acqua penetrò all’interno della crepa di spezzamento e velocizzò l’affondamento del troncone di prua (nonostante ancora non si fosse completamente staccato dal troncone di poppa), consentendo alla poppa di rialzarsi perpendicolarmente; nel frattempo la prua si staccò e si inabissò, lasciando galleggiare la poppa per qualche minuto. Alle 02:20 anche la parte poppiera si inabissò, portando a termine la breve vita del Titanic.

Salvo Fumetto

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