CINEMA MUTO. Hollywood e l’avanguardia

Con l’avvento del cinema muto, che abbraccia gli anni dal 1895 fino al 1928, la produzione di film divenne da subito un affare favoloso, tale da giustificare l’investimento di ingenti somme di denaro: un film che aveva successo ripagava di molte volte i costi della realizzazione e della distribuzione, ma potevano risultare soldi buttati se il film non incontrava i gusti del pubblico.

Quando ai produttori fu chiaro che la gente si affezionava agli attori che vedeva sullo schermo, da una parte favorirono questo attaccamento promuovendo pubblicamente gli artisti che avevano dimostrato di piacere agli spettatori, dall’altra iniziarono a pagare loro una parte consistente di questi profitti pur di ingaggiarli anche per i film successivi, tanto che gli attori cinematografici di maggior successo cominciarono a guadagnare cifre straordinarie. Nacquero così i primi divi del cinema.

Il risultato fu che in poco tempo ebbe inizio l’insieme di attività di promozione denominato star system. Il fatto che un attore cinematografico non dovesse avere in apparenza altre doti che piacere al pubblico, e che la nascente industria cinematografica cercasse costantemente nuovi attori pagando loro delle cifre smisurate, rese il mestiere di attore un sogno, un miraggio che catturò la fantasia delle masse: tutti volevano diventare attori. L’attore che in quegli anni toccò la vetta del successo cinematografico fu Rodolfo Valentino, attore e ballerino italiano, emigrato a New York, considerato ancora oggi il primo latin lover della storia del cinema.

Mentre negli Stati Uniti si sviluppava un cinema narrativo classico, destinato a un pubblico vasto, in Europa le avanguardie artistiche svilupparono una serie di film sperimentali che furono molto importanti per il cinema successivo. Tra gli autori più importanti ci furono l’italiano Anton Giulio Bragaglia, gli spagnoli Luis Buñuel e Salvador Dalí, i russi Dziga Vertov e Sergej M. Ejzenstejn, e i francesi René Clair e Fernand Léger.

Dziga Vertov
Dziga Vertov

Nome d’arte di Denis Arkadevič Kaufman, Dziga Vertov fu uno dei maggiori registi e teorici del cinema europeo e ideatore di una delle più rilevanti concezioni politiche del cinema, inteso in senso rigorosamente non finzionale. Nella sua concezione il cinema di finzione era da disdegnare e combattere poiché il suo modo di rappresentazione non era originario ma derivato, non si fondava sull’autonoma “formatività” del nuovo strumento tecnico ma dipendeva da altre forme, come il teatro, le arti figurative e soprattutto la letteratura, di cui si limitava a riprodurre i modi di rappresentazione. Vertov percepì, in anticipo sui tempi, che il cinema avrebbe potuto inaugurare una rivoluzione nella percezione e nella lettura del mondo visibile a condizione di saper dispiegare in modo indipendente la sua naturale capacità di cogliere e interpretare “i movimenti necessari delle cose”, il “ritmo interno” secondo cui le cose si collegano l’un l’altra. Famoso è il suo concetto del Kinoglaz, dell’occhio meccanico che può far vedere l’invisibile e fornire quindi un’immagine più completa della realtà.

Sergej M. Ejzenstejn
Sergej M. Ejzenstejn

L’altro influente personaggio del cinema d’avanguardia europeo fu Sergej Ejzenstejn, regista montatore e produttore cinematografico russo considerato importantissimo per l’uso innovativo del “montaggio delle attrazioni”. Ejzenstejn fu il regista che portò le idee sul montaggio al massimo sviluppo. Dopo aver lavorato in teatro con Mejerchol’d, formulò la teoria delle attrazioni nel 1923, che l’anno successivo adattò al cinema. Con questo procedimento Ejzenstejn intendeva scuotere lo spettatore con una sorta di violenza visiva, che lo sollevasse dal torpore dell’assorbimento passivo della storia, suscitando emozioni e nuove associazioni di idee. Lo stesso anno girò “Sciopero”, dove montò pezzi brevissimi, spesso scelti tra inquadrature bizzarre e incongruenti, dure e violente, in maniera da rendere il clima di caos dell’evento rivoluzionario raffigurato. Nel montaggio delle attrazioni tutto è disordinato, incompleto, scomposto e lo spettatore deve fare uno sforzo attivo per ricomporre il senso della storia e dei personaggi: è la teoria degli stimoli, dove lo spettatore è stimolato nella sua immaginazione e lavora con l’intelletto.

Si trattava di cinema impegnato, non indifferente agli aspetti politici e sociali e soprattutto un cinema che doveva essere percepito in modo attivo, diretto, senza fronzoli. Una vera rivoluzione per l’epoca.

Nel contempo negli Stati Uniti grandi nomi, oltre a quello di Rodolfo Valentino si andavano alternando sugli schermi cinematografici: da Charlie Chaplin a Buster Keaton e Erich von Stroheim. Personaggi che sarebbero poi entrati nella storia e che hanno influenzato e continuano a influenzare gli attori di oggi.

Sara D’Incertopadre

La scrittrice Emily Brontë e “Cime tempestose”

Emily Brontë è una delle tante scrittrici donne che costellano il panorama letterario femminile dell’Ottocento, culla del Romanticismo.  Emily nacque nel 1818 e visse a Haworth, un piccolo centro dello Yorkshire, nell’Inghilterra del nord. La madre morì precocemente e lei visse con il padre, curato del villaggio, le sorelle, che furono anche loro delle scrittrici, e l’amato fratello Patrick. Emily e le sue sorelle trascorsero il periodo della formazione in un rigido e freddo istituto che minò la salute di lei e che portò alla morte le sorelle. Trascorse una vita isolata in un ambiente ristretto dal quale usciva solo per andare in chiesa e fare lunghe passeggiate in collina.

Scrisse numerose poesie, pubblicate per la prima volta nel volume Poems del 1846. Questa raccolta comprendeva anche i componimenti delle sorelle Charlotte e Anne che si firmavano con pseudonimi ambigui che potevano essere femminili o maschili allo stesso tempo.

La sorella di Emily, Charlotte, riuscì a scrivere di più delle altre, suoi sono oltre le poesie anche quattro romanzi di cui il più famoso è Jane Eyre (1847), perché fu quella che visse più a lungo. Le altre morirono di tubercolosi e non superarono nessuna i trenta anni.

L’opera più famosa di Emily, divenuta ormai un classico della letteratura ottocentesca, fu Cime tempestose (1847), unico romanzo che scrisse oltre le poesie e che venne pubblicato con lo stesso pseudonimo con cui era solita firmarsi, ovvero Ellis Bell.

Il romanzo della scrittrice inglese racconta la tormentata storia d’amore tra Catherine, figlia del signor Earnshaw, e Heathcliff figlio di ignoti che venne accolto e allevato nella famiglia di lei. All’inizio del racconto si respira da subito un’atmosfera inquietante, dai toni oscuri e misteriosi che fanno pensare a un racconto gotico o dell’orrore. La storia inizia con il signor Lockwood che in piena notte, durante una tempesta di neve, si trova a chiedere asilo al signor Heathcliff che vive a Wuthering Heights, terra arida e soggetta spesso a cattive perturbazioni atmosferiche, infatti Wuthering Heights significa appunto “cime tempestose”. Durante la notte bussa alla finestra il fantasma di una donna: Catherine, il grande amore di Heathcliff. Il signor Lockwood, resta turbato dall’episodio e soprattutto dalla rudezza con cui reagisce il padrone di casa, e apprende allora, dalla voce della governante Nelly, la storia di Catherine e Heathcliff.  La donna, innamorata del ragazzo che il padre aveva cresciuto in casa loro, fu costretta a sposare Edgar, il ricco figlio dei Linton, per questioni di convenienza. Heathcliff, pieno di rancore e angoscia per la decisione di Catherine e spinto anche dall’ostilità da sempre dimostrata dal fratello di lei Hindley, decise di partire e tornò tre anni dopo, molto ricco e desideroso di vendetta. Sposò la sorella di Edgar senza amarla mentre Catherine venne letteralmente distrutta dal rinato amore per lui e morì dopo aver dato alla luce una bambina. Heathcliff continuò a vivere con il cuore ricolmo di odio, portando alla rovina se stesso e la famiglia Linton.

cime_tempestose

La vicenda si conclude con una certa armonia che solo la morte dell’uomo ristabilisce: il figlio di Hindley, fratello di Catherine, e Cathy, figlia di Catherine si sposano, mentre i fantasmi di Heathcliff e della sua amata si riuniscono e prendono a vagare in quei luoghi impervi e tempestosi in qui si consumò la loro morbosa passione.

Dunque i temi che colorano con tinte fosche e sanguigne la trama di Cime tempestose sono: l’amore infinito, quello che dura anche dopo la morte, e la potenza distruttrice della passione. Si sentono chiaramente in questi temi i caratteri dell’ideologia romantica di quegli anni: la valorizzazione dell’irrazionale, dei sentimenti e moti interiori dell’anima, la ricerca dell’infinito e dell’assoluto nella contemplazione della natura. Sono tipiche del Romanticismo anche le venature gotiche e i caratteri un po’ foschi della trama. Le tempeste che sconvolgono il paesaggio che ospita la storia di Heathcliff e Catherine sono anche le tempeste emotive che agitano il cuore dei due innamorati protagonisti della storia, i quali vivono il loro sentimento in maniera assoluta e violenta, fino all’amara autodistruzione.

Appena uscì, Cime tempestose non ebbe molto successo forse perché fu giudicato troppo cupo e disumano. La sua fama crebbe con il tempo insieme al fascino sempre maggiore che l’immagine della sua autrice iniziò a conquistare.

Emily Brontë morì, all’età di trenta anni, nel 1848 a seguito di una tubercolosi che rifiutò di curare. La sua morte dunque ebbe le sembianze di un suicidio, dovuto forse al grande dolore per la perdita, poco tempo prima, dell’amato fratello Patrick consumato dall’alcool e dall’oppio. Non si hanno altre notizie sulla vita della scrittrice anche perchè la sorella Charlotte distrusse qualsiasi documento che la riguardava; questo gesto fece ipotizzare che la vita della Brontë potesse nascondere in qualche modo qualcosa di oscuro e inconfessabile: c’è chi ha pensato a un sentimento morboso per il fratello e chi ha sostenuto la presunta omosessualità della scrittrice inglese.

“Caterina Earnshaw, possa tu non riposare mai fin che vivo io! Hai detto che ti ho uccisa io… perseguitami dunque! Credo che gli uccisi perseguitino i loro uccisori. So di spiriti che hanno vagato sulla terra! Rimani con me sempre, prendi qualsiasi forma, fammi diventar pazzo! soltanto non lasciarmi in questo abisso, dove non posso trovarti! Oh Dio; è indicibile! Non posso vivere senza la mia vita! Non poso vivere senza l’anima mia!”

“Le mie grandi pene in questo mondo sono state le pene di Heathcliff, e io le ho conosciute e le ho sentite tutte una ad una dal principio; la sola ragione di vivere per me è lui. Se tutto il resto perisse, e lui rimanesse, io continuerei ad esistere; e, se tutto il resto rimanesse e lui fosse annientato, l’universo si cambierebbe per me in un’immensa cosa estranea; non mi parrebbe più di essere una parte di esso. Il mio amore per Linton è simile al fogliame del bosco: il tempo lo muterà, ne sono sicura, come l’inverno muta gli alberi; il mio amore per Heathcliff somiglia alle eterne rocce che stanno sottoterra: una sorgente di gioia poco visibile, ma necessaria. Nelly io sono Heathcliff! lui è sempre, sempre nella mia mente; non come un piacere, come neppur io sono sempre un piacere per me stessa, ma come il mio proprio essere. Così non parlare più della nostra separazione: è impossibile, e[…]”. Ella si tacque, e nascose il volto nelle pieghe della mia gonna; ma io gliela strappai via con forza. Non avevo più pazienza per le sue follie!

(da Cime tempestose, trad. R. Binetti, Milano, Garzanti, 1988)

Maura Ricci