Caffè culturale "LetterAr-Thè"

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Il 15 settembre 1864 il Regno d’Italia e la Francia stipularono una convenzione in base alla quale il primo rinunciava ad annettersi lo Stato della Chiesa e trasferiva la capitale a Firenze in segno dell’abbandono delle aspirazioni su Roma, la seconda s’impegnava a ritirare le truppe da Roma.

In parlamento, superata l’opposizione del Re, fu approvata la legge che consentiva di spostare la capitale da Torino a Firenze. I torinesi non apprezzano la decisione e una serie di tumulti provocarono cinquantadue morti. Qualche mese dopo furono addirittura assalite le carrozze che si recavano al ballo di corte. Anche il consiglio comunale approvò la decisione del Parlamento e alla fine il Re fu costretto a trasferirsi a Firenze il 3 febbraio 1865. I fiorentini erano perplessi e si chiedevano cosa comportava per la città quella decisione di portarci la capitale di un Regno. Ma soprattutto si chiedevano quanto sarebbe costato. Dopo qualche giorno il giornale la Nazione, pubblicò un articolo che illustrava il nuovo piano regolatore destinato ad adeguare Firenze al nuovo ruolo istituzionale. Estensore del piano l’architetto Giuseppe Poggi.

Nel 1865 Firenze era ancora la città del granducato, racchiusa nell’ultima cerchia di mura medioevali che erano rimaste le stesse dal 1333. A futura memoria un pittore vedutista, Fabio Borbottoni, decise di riprodurre scorci della città che in seguito al nuovo piano regolatore sarebbero spariti per sempre.

Il Poggi ricevette l’incarico di studiare il nuovo assetto urbanistico di Firenze, iniziando il cosiddetto Risamento: abbattute le mura della parte nord, realizzò i Viali di Circonvallazione, con alcune piazze scenografiche (Piazza Beccaria, Piazza della Libertà) dagli edifici raccordati stilisticamente sui lati, mentre al centro restavano le antiche porte trecentesche. Nel Piazzale Donatello isolò il cimitero degli inglesi, circondato da cipressi in un insieme suggestivo che emozionò scrittori e pittori del Romanticismo. In seguito creò sulla sponda sinistra dell’Arno il viale dei Colli, ariosa passeggiata panoramica coronata dal Piazzale Michelangelo, forse il suo capolavoro. Dal grande terrazzo panoramico di Piazzale Michelangelo è possibile osservare Firenze al livello dei monumenti il che rende straordinario lo scenario. Altro intervento eccezionale del Poggi fu la sistemazione esterna della basilica di San Miniato, gioiello romanico risalente all’XI secolo.

Al seguito del Re giunsero a Firenze centinaia di politici e migliaia di funzionari e questo creò il problema di dove sistemare il governo e i ministeri e dove alloggiare tutta quella pletora di burocrati. La Camera dei Deputati fu sistemata nell’enorme Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio. Il Senato poco lontano, nel teatrino mediceo degli Uffizi. Il ministero degli Interni a Palazzo Medici Riccardi. Tutti gli altri ministeri furono ammassati nei vari piani di Palazzo Vecchio. Per tutti i funzionari furono costruiti nuovi quartieri che appresentarono una manna per gli impresari edili e una maledizione per gli inquilini che videro andare gli affitti alle stelle con un conseguente aumento del costo della vita.

Firenze però fu solo un transito verso Roma: tutti sapevano che il governo aspettava il momento propizio per entrare a Roma e questo arrivò con lo scoppio della guerra tra Prussia e Francia. Quando i prussiani sconfissero Napoleone e a Parigi fu proclamata la repubblica, i Bersaglieri italiani entrarono a Roma aprendosi la strada nella breccia aperta a Porta Pia. Nel 1871 Roma divenne capitale del Regno d’Italia, lasciando la città di Firenze senza alcuna nostalgia, molti cantieri aperti e soprattutto una voragine nel bilancio comunale.

Salvo Fumetto

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