Alcune mostre di questo autunno/inverno

Bellezzadivina

Italia

Malevič, GAMeC, Bergamo, 2 Ottobre 2015 – 17 Gennaio 2016

Escher. Una retrospettiva, Complesso di Santa Caterina, Treviso, 31 Ottobre – 3 Aprile 2016

Bellezza Divina. Tra Van Gogh, Chagall e Fontana, Palazzo Strozzi, Firenze, 24 Settembre 2015 – 24 Gennaio 2016

henry-moore

Henry Moore, Museo Nazionale romano, Roma, 24 Settembre 2015 – 10 Gennaio 2015

Divisionismo da Segantini a Balla, Museo Arti decorative Accorsi-Ometto, Torino, 16 Settembre 2015 – 10 Gennaio 2016

Warhol inedito, Deodato Arte, Milano, 22 Ottobre – 21 Novembre 2015

Chagall. La grafica del sogno, Arengario e Casa degli Umiliati, Monza, 4 Settembre 2015 – 6 Gennaio 2016

Toulouse-Loutrec. Luci e ombre di Montmartre, Palazzo blu, Pisa, 16 Ottobre 2015 – 14 Febbraio 2016

De Chirico, Savinio e Les Italiens de Paris, Lucca Center of Contemporary Art, Lucca, 17 Ottobre 2015 – 14 Febbraio 2016

Estero

Goya. The portraits, The National Gallery, Londra, 7 Ottobre 2015 – 10 Gennaio 2016

Edvard Munch. Arquetipos, Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid, 6 Ottobre 2015 – 17 Gennaio 2016

cavaliere-azzurro

Picasso. Registros alemanes, Museo Picasso, Malaga, 19 Ottobre 2015 – 21 Febbraio 2016

Klee e Kandinsky. Vicini di casa, amici, concorrenti, Städtische Galerie im Lenbachhaus, Monaco, 21 Ottobre 2015 – 24 Gennaio 2016

Alberto Burri: The Trauma of Painting, Guggenheim Museum, New York, 9 Ottobre 2015 – 6 Gennaio 2016

Klimt/Schiele/Kokoschka und die Frauen, Unteres Belvedere, Vienna, 22 Ottobre 2015 – 28 Febbraio 2016

La cattedrale di Santiago di Compostela

La basilica cattedrale di San Giacomo di Compostela, situata nella regione spagnola della Galizia, è uno dei più celebri luoghi di pellegrinaggio del mondo. Fin dall’epoca medievale è meta di pellegrini che giungono da ogni parte del mondo con ogni mezzo per pregare nel luogo della presunta sepoltura di San Giacomo Maggiore. Secondo quanto narra la leggenda il corpo dell’apostolo Giacomo Maggiore, figlio di Zebedeo e cugino di Gesù, fu rinvenuto nel IX secolo d.C. nell’area dove sorge la cattedrale dall’eremita Pelagio. Giacomo, decapitato da Erode Agrippa I a Gerusalemme nel 44 d.C., fu il primo dei dodici apostoli ad essere martirizzato.

La tradizione riferisce che, dopo l’esecuzione, il corpo venne caricato su una barca dai suoi discepoli di Giaffa, in Palestina. Sette giorni più tardi, guidata dalla mano di Dio e dai venti favorevoli, l’imbarcazione raggiunse le rive di Iria Flavia sulla costa atlantica della Spagna, a 32 km di distanza dall’attuale Santiago. Al termine di un viaggio su un carro trainato da buoi, Giacomo fu sepolto esattamente nel punto in cui le bestie miracolosamente si fermarono.

Una prima chiesa intitolata a San Giacomo fu costruita all’inizio del IX secolo, per volere di Alfonso II delle Asturie. Successivamente, nell’899, sotto re Alfonso III, la prima chiesa fu rimpiazzata da un’altra più grande, in stile protoromanico. L’attuale chiesa, capolavoro assoluto dell’architettura romanica, fu costruita nel XII secolo e consacrata nel 1211.

Con la Controriforma l’afflusso di pellegrini divenne sempre maggiore tanto da portare il capitolo della cattedrale ad intraprendere considerevoli lavori di rinnovamento che presero il via nel 1658 con la nomina a sovrintendente generale del conte architetto José de Vega y Verdugo.

L’opera degli artisti che si avvicendarono nella costruzione dell’edificio durante l’arco di un secolo permette ancora oggi di osservare gli sviluppi dell’architettura barocca spagnola. José de Peña de Toro realizzò la porta della Quintana, la porta Santa, la cupola e parte della torre delle Campane, mentre Domingo Antonio de Andrade eresse la torre dell’Orologio. Nel 1738 l’architetto spagnolo Fernando Casas y Nóvoa iniziò la costruzione della facciata che portò a termine nel 1749.

La famosa facciata che si ammira oggi è detta “del Tramonto” poiché la sua posizione verso occidente fa sì che al tramonto il sole la illumini con incredibili sfumature dorate.

Questa facciata fu costruita allo scopo di proteggere il portico della Gloria dai danni delle intemperie alle quali era esposto. Il portico della Gloria, capolavoro della scultura romanica fu costruito per volere di re Ferdinando II di León tra il 1168 e il 1188, ad opera del Maestro Matteo. Il portico è costituito da tre campate voltate a crociera e presenta tre portali scolpiti, tramite i quali si accede alle navate. Il portale centrale, il più grande, è architravato e diviso al centro da una colonna, dove campeggia la statua dell’apostolo Giacomo.

Altare maggiore di San Giacomo
Altare maggiore di San Giacomo

La cosiddetta Capela Maior, cioè il presbiterio, è il cuore della cattedrale. Vi si trova il sontuoso altare maggiore, sormontato da un baldacchino. L’altare, opera di Juan de Figueroa, risale alla fine del XVII secolo e contiene la statua in pietra di Santiago, opera del XIII secolo influenzata dal Maestro Matteo, ricoperta da un mantello d’argento. I pellegrini, salendo una scala situata dietro l’altare, hanno accesso a un piccolo spazio dal quale è possibile abbracciare la statua e baciarne il mantello.

L’articolata struttura architettonica e la grande massa di pellegrini che la raggiungono ogni giorno hanno reso questa basilica cattedrale una delle più famose e visitate al mondo.

Sara D’Incertopadre

La prima rivoluzione industriale. La macchina a vapore

Le macchine hanno avuto sempre un forte impatto sulla società. Esse rappresentano la materializzazione di un investimento e quindi lo spirito stesso del capitalismo. Ma dove arriva una macchina essa sostituisce spesso decine, se non centinaia di lavoratori. Nell’arco di duecento anni con l’introduzione delle macchine si è verificata una migrazione di lavoratori, costretti a cambiare lavoro dall’arrivo della tecnologia, per occuparne altri che la tecnologia stessa aveva creato. E’ ipotizzabile che entro il XXI secolo, il lavoro umano sarà eliminato in quasi tutte le nazioni industrializzate del mondo: raffinati e velocissimi computer insieme con avanzatissime tecnologie informatiche saranno introdotti in un’ampia gamma di attività lavorative sostituendo gli esseri umani in infinite mansioni. Ma agli inizi del XVIII secolo l’uomo faceva ancora affidamento sulla forza delle braccia. Poi arrivò la macchina a vapore a rivoluzionare il corso della storia.

Macchina a vapore di Newcomen
Macchina a vapore di Newcomen

La macchina a vapore è generalmente considerata l’invenzione tecnologica che maggiormente ha contribuito al progresso dell’uomo, influenzando ogni aspetto della sua vita. Essa fu usata per la prima volta nelle miniere di carbone per pompare l’acqua. Prima del 1712, infatti, era spesso impossibile raccogliere il carbone che si trovava in profondità a causa dell’acqua che riempiva i tunnel delle miniere. Thomas Newcomen inventò una macchina a vapore che poteva essere usata proprio come pompa. Questa macchina era semplice ma consumava molto combustibile. Fu James Watt a inventare nel 1769 una macchina a vapore più economica nei consumi.

Un altro importante impiego della macchina a vapore riguardò i trasporti. La locomotiva a vapore fu ideata da Richard Trevithick. Ben presto il treno a vapore si diffuse in tutta Europa offrendo un trasporto delle merci più economico e sicuro. Le navi a vapore poi ridussero di molto la durata dei viaggi transoceanici. La macchina a vapore fu utilizzata in agricoltura per i lavori nei campi. Se prima i contadini usavano solo animali o attrezzi di ferro e di legno per lavorare la terra, con l’invenzione della macchina  a vapore si diffusero anche nuove macchine come le seminatrici, le trebbiatrici e le mietitrici.

Locomotiva a vapore di Trevithick
Locomotiva a vapore di Trevithick

Nel 1740 iniziarono i primi esperimenti di macchina per filare, nel 1825 il filatoio meccanico cominciò a essere usato nelle fabbriche. Il telaio meccanico fu inventato poco tempo dopo. Entrambe queste invenzioni furono utilizzate per la prima volta in Inghilterra.

La macchina a vapore cambiò il modo di lavorare e i rapporti sociali. Chi possedeva le macchine deteneva un immenso potere, paragonabile a quello dei latifondisti. Per farle funzionare non era necessario studiare, bastavano poche ore per impararne il meccanismo e un paio di persone erano sufficienti a farle andare, sostituendo il lavoro di più di cento tessitori. La macchina lavorava più in fretta, meglio e soprattutto a un costo più basso, non aveva bisogno né di mangiare né di riposarsi. Inoltre per costruire una macchina era necessario il ferro e per farla funzionare il carbone. Con l’invenzione della macchina a vapore i paesi che possedevano ferro e carbone furono sicuramente favoriti rispetto agli altri.

Tra il 1788 e il 1802, un inglese sperimentò le prime navi a vapore, nel 1803 l’americano Fulton costruì il primo battello a ruote. Nel 1807 la prima nave a vapore partì da New York.

Nel 1800 in Inghilterra si sperimentò l’uso della macchina a vapore per le carrozze. Nel 1802 si inventarono i binari e nel 1814 l’inglese Stephenson costruì la prima vera locomotiva. Nel 1821 aprì la prima linea ferroviaria, dieci anni più tardi vi furono ferrovie anche in Francia, Germania, Austria e Russia. Nel 1840 in Europa non vi erano ormai più paesi senza ferrovie. I treni erano mezzi veloci, sicuri ed economici. Potevano passare sulle montagne, nei tunnel e sopra i fiumi ed erano dieci volte più veloci delle diligenze. Si compì la prima rivoluzione industriale della storia.

Salvo Fumetto

Il Rompicapo

Chi è la donna rappresentata in questo famoso dipinto? E chi ne è l’autore?

Soluzione del Rompicapo del 1-09-2015

Si tratta de La bagnante di Valpinçon, del pittore francese Jean-Auguste-Dominique Ingres, dipinta nel 1808. L’opera ebbe fra i suoi acquirenti Pascal Simon Gérard e, a partire dal 1822, Leonard Valpinçon, da cui deriva l’attuale nome. Dopo essere appartenuto alla collezione Pereire, il dipinto venne acquistato nel 1879 dal museo del Louvre dove è tuttora situato.

Con la bagnante ritratta di schiena, Ingres ci offre l’idea di donna convenzionale più che di una donna in particolare. Il profilo femminile consiste in una curva interrotta da due leggeri rilievi: quello delle ciglia e quello dell’estremità del naso. La spalla destra è spiovente ed è collegata a un braccio stranamente arrotondato al livello del gomito. La schiena è modulata da effetti di luce che però non sono sufficienti a rivelare la complessità dell’anatomia.

Con una composizione che insiste sulle verticali, Ingres tenta di convincerci che essa tiene conto delle leggi della gravità: dalla tenda verde al tessuto bianco che inquadrano la giovane, al copriletto con frange, fino al filo d’acqua che scorre in una vasca di cui non si percepiscono bene le proporzioni. Ignoriamo tutto sull’identità della figura, non sappiamo se esce dal bagno o se stia per entrarvi, e perché il suo viso sia rivolto verso destra.

Fra le sicure fonti di ispirazione del dipinto vi sono la pittura di Raffaello, dalla quale Ingres riprese l’ideale di “eterno femminino” e il Nudo di schiena, realizzato l’anno prima. La stessa bagnante venne ripresa come modello in altri dipinti del pittore quali Il bagno turco del 1862 e La piccola bagnante del 1828.