Caffè culturale "LetterAr-Thè"

Il Blog di Storia dell'arte, Letteratura&Libri, Storia, Cinema, Fotografia e Arte culinaria. Uno spazio di condivisione aperto a tutti che ha lo scopo di far conoscere in modo semplice il mondo culturale.

Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io

fossimo presi per incantamento,

e messi in un vasel ch’ad ogni vento

per mare andasse al voler vostro e mio,

si che fortuna od altro tempo rio

non ci potesse dare impedimento,

anzi, vivendo sempre in un talento,

di stare insieme crescesse il disio.

E monna Vanna e monna Lagia poi

con quella ch’è sul numer de le trenta

con noi ponesse il buon incantatore:

e quivi ragionar sempre d’amore,

e ciascuna di lor fosse contenta,

sì come i’ credo che saremmo noi.

In questo componimento poetico Dante Alighieri dà voce al vagheggiamento di un viaggio per mare di tre amici, sopra un vascello incantato. Dante si rivolge a Guido Cavalcanti e gli esprime il desiderio di essere posto da un mago (allusione a mago Merlino dei poemi arturiani) su una piccola barca guidata semplicemente dall’amore e dal desiderio dei passeggeri. Insieme a lui in questo viaggio incantato desidera ci siano appunto Guido Cavalcanti, un terzo amico, il poeta Lapo Gianni e le rispettive amate. L’immagine sognante del viaggio in mare esprime un forte desiderio di evasione costruito secondo il gusto del plazer provenzale, cioè un elenco più o meno realizzabile di piaceri e desideri.

Questo componimento fa parte di una serie di rime composte tra il 1283 e il 1293, gli stessi anni della scrittura della Vita Nova. I componimenti giovanili di Dante sono caratterizzati da una spiccata adesione ai dettami dello Stilnovo. Questa corrente poetica si era affermata a Firenze nel periodo 1280-1310. I suoi maggiori rappresentanti furono Guido Cavalcanti e Dante stesso; ma fecero parte di questa tendenza anche altri poeti fiorentini come Lapo Gianni, Gianni Alfani, Dino Frescobaldi, e un pistoiese, Cino da Pistoia. Il precursore dello Stilnovo però fu il bolognese Guido Guinizzelli, che qualche anno prima già aveva composto versi secondo quel particolare gusto artistico.

Tema centrale della cultura stilnovistica è l’amore, e la novità rispetto alla poesia dei siculo-toscani dalla quale prendeva le mosse, era l’assoluta fedeltà ai dettami d’amore e la registrazione fedele dei turbamenti, delle emozioni e dei movimenti psicologici che esso procura. Dal punto di vista stilistico i componimenti stilnovistici erano elevati, nobili, melodiosi e musicali, e la dolcezza era il carattere più evidente.

Nelle liriche giovanili di Dante il tema amoroso domina incontrastato, secondo i modelli della poesia cortese e dei siculo-toscani. Stilnovistici sono anche il carattere aristocratico dello stile e il ricorso a riferimenti culturali nobilitanti.

Nel sonetto rivolto a Cavalcanti l’esaltazione dell’amicizia come valore integrato al tema erotico è un motivo rilevante che appartiene senz’altro alla cultura stilnovistica: l’ideale dell’amore crea un sodalizio culturale saldo tra personalità poetiche di rilevo che condividono lo stesso codice di comportamento e di comunicazione (“e quivi sempre ragionare d’amore”). L’evasione nel sogno rivela anche un altro dato interessante, quello di una volontà di rivendicazione e di contestazione verso la società reale, quella da cui viene immaginata la fuga: la società dei nuovi mercanti e delle lotte politiche cittadine.

Il legame di Dante con lo Stilnovo però durò poco perché come testimonia La Vita Nova, egli gradualmente conferì nuove caratteristiche al sentimento amoroso che assunse sempre più un carattere metafisico e teologico capace di purificare dal peccato e di portare a Dio. Dante dona ai componimenti della Vita Nova un contenuto più puro (per esempio la lode a Beatrice) rispetto a quello dei componimenti più antichi, ancora viziati da un ombra di desiderio.

Così il distacco da Cavalcanti, colui che aveva chiamato “il primo amico”, un distacco che Dante evidenzia chiaramente nella Divina Commedia, e precisamente nel canto X dell’Inferno, è anche la dichiarazione della svolta poetica di Dante stesso.

Il poeta incontra durante il viaggio tra i gironi infernali il padre di Guido, Cavalcante Cavalcanti, il quale vedendo Dante gli domanda come mai non vedesse suo figlio Guido insieme a lui. A questa domanda Dante risponde:

[…] Da me stesso non vegno:

colui ch’attende là, per qui mi mena,

forse cui Guido vostro ebbe a disdegno.

Il disdegno di Cavalcanti di cui Dante parla è probabilmente da riferire al rifiuto che Guido Cavalcanti ebbe per lo studio di Virgilio, colui che ebbe il compito di guidare Dante in quello straordinario viaggio. Dante invece si era dedicato con grande passione alla lettura e allo studio delle opere di Virgilio e attraverso il suo culto coniugò nella Divina Commedia la lirica all’epos raggiungendo il culmine della sua ricerca artistica, mentre Guido Cavalcanti si negò questa possibilità di crescita poetica. Questa è la spiegazione che Dante da della non presenza di Guido a quel viaggio straordinario. Troviamo così un’altra testimonianza del percorso poetico di Dante che dall’iniziale adesione allo Stilnovo giunge ad abbracciare un’ideale di amore assoluto e metafisico che si concretizza in quel viaggio ultraterreno di ascesa dal peccato alla salvezza nella Divina Commedia attraverso l’amore per Beatrice.

Già nella Vita Nova (1293-1294), opera nella quale si racconta il periodo della sua giovinezza e dell’innamoramento per Beatrice, si delineano caratteri che erano oramai lontani dal gusto artistico di Cavalcanti, come l’esigenza di riunire i pezzi scelti della sua produzione lirica a prose narrative ed esplicative sul modello delle razos che nei canzonieri provenzali accompagnavano i testi poetici e sul modello del prosimetro boeziano Consolatio Philosophiae. In questa opera Dante ripercorre i momenti principali della sua evoluzione lirica, e il momento cruciale del cambiamento sta nel brano prosastico che precede la canzone Donne ch’avete intelletto d’amore, indicato così come primo componimento scritto nella nuova maniera. Infine la morte di Beatrice sarà la svolta definitiva verso una poesia tutta improntata all’amore spirituale che trova il suo spazio fondamentale nella Divina Commedia.

Maura Ricci

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