Caffè culturale "LetterAr-Thè"

Il Blog di Storia dell'arte, Letteratura&Libri, Storia, Cinema, Fotografia e Arte culinaria. Uno spazio di condivisione aperto a tutti che ha lo scopo di far conoscere in modo semplice il mondo culturale.

Spesso citato e identificato come erede naturale di Alberto Sordi, Carlo Verdone a tal proposito ha dichiarato “… Alberto Sordi non avrà mai eredi. Per il motivo, fra gli altri, che lui era una vera e autentica maschera. E le maschere sono uniche…

Carlo nasce a Roma il 17 novembre 1950, in una famiglia che, per mestiere e frequentazioni, lo avvicina al mondo del cinema fin da giovanissimo. Infatti, è figlio di Mario Verdone, celebre critico cinematografico, docente universitario e dirigente per molti anni del Centro Sperimentale di Cinematografia. Fin da adolescente ha la fortuna di conoscere registi illustri come Pier Paolo  Pasolini, Michelangelo Antonioni, Roberto Rossellini e Vittorio De Sica.

Carlo, assieme al fratello minore Luca e alcuni amici, passa molti sabato sera della sua adolescenza a vedere i capolavori della storia del cinema. Una formazione cinematografica che lo porta a girare il  cortometraggio intitolato Poesia solare (1969), girato con una videocamera vendutagli da Isabella Rossellini. Due anni dopo gira un altro cortometraggio, Allegoria di primavera, seguito nel 1973 da Elegia notturna. I tre lavori, girati in Super-8, oggi non esistono più perché la Rai li ha smarriti. Dopo la maturità classica, conseguita al Liceo Nazareno di Roma, Carlo si iscrive al corso di laurea in Storia delle Religioni all’Università di Roma La Sapienza, dove il padre era docente in storia del cinema. Si laurea nell’Anno Accademico 1976/1977 con una tesi dal titolo “Letteratura e cinema muto italiano”.  Nel 1972, prima di conseguire la laurea, si iscrive al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e due anni dopo si diploma in regia con un lavoro intitolato Anjuta, tratto da un testo teatrale di Cechov, con la collaborazione di Lino Capolicchio, Giovannella Grifeo, Livia Azzariti e l’amico di famiglia Christian De Sica.

Si fa dirigere a teatro dal fratello Luca, regista del “Gruppo Teatro Arte”, occasione per mettere in scena le sue capacità istrioniche da trasformista professionista. Nel frattempo coltiva la passione per la regia, accumulando incarichi di aiuto regista e assistente. A teatro conquista consensi con lo spettacolo “Tali e quali”, interpretando ben dodici personaggi, una sorta di catalogo di tipi e persone che recupererà nella sua filmografia successiva e prima ancora nella trasmissione televisiva “Non stop”, in onda su Raiuno tra il 1977 e il 1979.

La carriera di Carlo ha una vera svolta quando incontra nel 1980 Sergio Leone, autore che lo aiuta a pensare alla sceneggiatura di Un sacco bello, film dove interpreta più personaggi, portati sul grande schermo dal suo repertorio televisivo. Dopo il successo di Un sacco bello, Carlo realizza nel 1981 Bianco, rosso e verdone , storie parallele di tre personaggi, coinvolti nel voto elettorale: c’è il precisino e snervante padre di famiglia, un emigrato lucano che rientra da Monaco e un infantile ragazzone romano in viaggio con la nonna malata, una strepitosa Lella Fabrizi. Con Borotalco, del 1982,  Acqua e sapone, del 1983 e Troppo forte, del 1986, continua a sfruttare la sua comicità camaleontica per costruire un repertorio di caratterizzazioni feroci ma mai volgari, spesso legate al dialetto romano.

Verdone e lella

Nel 1982 Carlo incontra Alberto Sordi e girano insieme “In viaggio con papà”. Poi, nel 1986, un nuovo connubio con il film “Troppo forte”. Da molti Carlo è considerato l’erede naturale di Alberto Sordi, per la capacità di far rivivere nel contesto degli anni ottanta una figura di abitante della capitale che, in tutte le sue sfaccettature anche contrastanti, rappresenta l’archetipo dell’italiano medio.

Verdone, regista maturo del XXI secolo, ai toni della commedia ha affiancato un registro meno comico, con un gusto più amaro nella stesura delle storie e più attento ai temi della modernità, del cinismo e degli eccessi della società. La goffaggine della maschera comica ha fatto posto alla nevrosi e alla depressione, reazioni dovute alle pressioni di un mondo sempre più frenetico. Carlo Verdone mantiene comunque tuttora un rapporto privilegiato con i canoni della commedia all’italiana presenti nella tradizione del cinema italiano.

Salvo Fumetto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...