Caffè culturale "LetterAr-Thè"

Il Blog di Storia dell'arte, Letteratura&Libri, Storia, Cinema, Fotografia e Arte culinaria. Uno spazio di condivisione aperto a tutti che ha lo scopo di far conoscere in modo semplice il mondo culturale.

Il 9 e l’11 gennaio del 1693 due scosse sismiche colpirono violentemente la val di Noto, nella Sicilia sud orientale, seminando morte e distruzione. Oltre 57.000 furono le vittime del terremoto che non risparmiò i monumenti antichi. Fin da subito la popolazione volle ricostruire le città devastate che il terremoto aveva portano via con sé. Il viceré duca di Uzeda convocò ingegneri, urbanisti, architetti e capomastri per avviare i lavori. Fondamentale fu il contributo del governo spagnolo che nominò il duca Giuseppe Lanza soprintendente per le zone terremotate e l’ingegnere Carlos de Grunembergh responsabile dei piani urbanistici.

Notodistrutta

Sul declivio del colle delle Meti venne ricostruita Noto, a soli otto chilometri dal precedente insediamento, secondo uno schema ortogonale di strade ampie e rettilinee, con vaste piazze e splendidi edifici.

La cattedrale, dedicata a San Nicolò, vescovo di Mira, fu costruita dopo quel tragico evento nella piazza centrale della città di fronte al municipio.

Essa si erge maestosa sulla sommità di una scenografica scalinata composta da tre rampe risalenti al Settecento ma ristrutturate agli inizi dell’Ottocento. La sua costruzione fu avviata pochi mesi dopo il devastante sisma del 1693 e si protrasse per lungo tempo, fino al 1776.

Non conosciamo il nome dell’ideatore dell’edificio, ma soltanto i nomi di coloro che si avvicendarono nell’edificazione; tuttavia è certo che la mente che ideò tale progetto era ben aggiornata sull’architettura del barocco romano e sull’architettura neoclassica.

La facciata, in pietra calcarea tenera, è suddivisa verticalmente in tre parti e orizzontalmente in due ordini. Otto colonne scandiscono la parte centrale al piano terreno; quattro colonne si distaccano dalla parete al piano superiore, dove si elevano le monumentali statue dei quattro evangelisti, opera della scultore Giuseppe Orlando nel 1796. Presenta nel primo ordine, fiancheggiati da slanciate colonne corinzie, tre maestosi portali: quello centrale è in bronzo e rappresenta episodi della vita di san Corrado Confalonieri da Piacenza, opera dello scultore siciliano Giuseppe Pirrone. L’interno, ampio e luminoso, è caratterizzato da una struttura a croce latina con tre navate impreziosite da marmi policromi, decorazioni in stucco e dipinti.

Dal centro della chiesa si innalzava la maestosa cupola, sostituita nel 1870 dopo una scossa di terremoto che l’aveva fatta crollare nel 1848, e di nuovo sventrata dal sisma del 3 dicembre 1990.

Non erano ancora stati intrapresi lavori di demolizione e rifacimento quando, la sera del 13 marzo del 1996, a causa di un grave difetto costruttivo dei pilastri della navata centrale, riempiti “a sacco” con sassi di fiume anziché con conci in pietra squadrati, il primo dei piloni di destra che fa da sostegno alla cupola “per schiacciamento” rovinò al suolo, trascinando con sé la cupola stessa, l’intera navata destra, la navata centrale e il transetto destro lasciando miracolosamente in piedi solo una piccola parte del tamburo. Nel gennaio del 2000 hanno avuto inizio i lavori di ricostruzione e di restauro, eseguiti da maestranze locali, addestrate per l’occasione nell’utilizzo della pietra calcarea e delle tecnologie antiche. La chiesa è stata riaperta al culto il 18 giugno 2007. La cattedrale è stata elevata a Basilica Minore da Papa Benedetto XVI nel 2012.

Sara D’Incertopadre

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