Caffè culturale "LetterAr-Thè"

Il Blog di Storia dell'arte, Letteratura&Libri, Storia, Cinema, Fotografia e Arte culinaria. Uno spazio di condivisione aperto a tutti che ha lo scopo di far conoscere in modo semplice il mondo culturale.

Dopo il secondo conflitto mondiale, americani e russi combatterono una guerra non guerreggiata. La consapevolezza che un conflitto nucleare avrebbe portato il mondo sull’orlo della catastrofe, contribuì a evitare uno scontro diretto. Le battaglie si combattevano con operazioni di spionaggio e di propaganda. La corsa allo spazio fu il terreno più utilizzato per le scontro fra le due superpotenze che cercarono, per più di un ventennio, di prevalere l’una sull’altra in termini tecnologici. La tecnologia spaziale divenne fondamentale, sia per le possibili applicazioni militari sia per i benefici derivanti dalla propaganda. Un satellite, opportunamente equipaggiato, poteva spiare una nazione nemica mentre i successi spaziali potevano propagandare le capacità scientifiche acquisite e il potenziale militare. Gli stessi missili che erano in grado di inviare un uomo in orbita, potevano anche precipitare un’arma nucleare su una città nemica.

La corsa allo spazio iniziò dopo il lancio del satellite sovietico Sputnik 1, il 4 ottobre 1957. Fu il primo satellite artificiale a essere messo in orbita attorno alla terra. Il lancio dello Sputnik provocò negli Stati Uniti un acceso dibattito politico, costringendo l’amministrazione Eisenhower ad approvare un piano di ricerca spaziale e la costituzione della NASA. L’americano medio aveva sempre immaginato che gli Stati Uniti fossero leader in tutti i campi tecnologici ma il lancio dello Sputnik provocò nella popolazione un forte senso di sconcerto e di paura. Gli Stati Uniti dovettero in brevissimo tempo recuperare il ritardo accumulato rispetto ai sovietici e quattro mesi dopo il lancio dei russi, dalla base di Cape Canaveral, lanciarono il loro primo satellite, l’Explorer I.

Yuri Gagarin
Yuri Gagarin

Per quasi tutti gli anni ’60 la sfida segnò momenti di alterne fortune. I Sovietici riuscirono per primi a inviare un uomo in orbita intorno alla terra. Era il 12 aprile 1961 e Yuri Gagarin, sulla navetta Vostok 1, entrò in orbita terrestre. Il 5 maggio l’americano Alan Shepard entrò nello spazio suborbitale con la missione Freedom. Il 20 febbraio del 1962 John Glenn, con la missione Friendship, eseguì tre orbite complete intorno alla terra. Poi vi furono la prima donna russa nello spazio, Valentina Vladimirovna Tereskova e la prima passeggiata spaziale di un astronauta russo, il comandante Aleksej Archipovic Leonov. Gli americani sembravano sconfitti ma il 25 maggio del 1961 il presidente John Kennedy, in una sessione del Congresso, dichiarò: “Il programma Apollo, deciso dal mio predecessore, ha come obiettivo far atterrare un uomo sulla Luna entro la fine del decennio”. Esattamente otto anni dopo l’America mantenne la promessa del suo Presidente.

L’Apollo 11 fu lanciato dalla base di Cape Kennedy, il 16 luglio 1969 e tre giorni dopo entrò in orbita lunare. Durante le trenta orbite che eseguì intorno alla Luna, i tre astronauti, Neil Armstrong, Michael Collins e Edwin Aldrin, ebbero modo di osservare il luogo previsto per l’atterraggio, a sud del Mare della Tranquillità. Il 20 luglio il modulo lunare, chiamato Eagle, fu separato dal modulo di comando, il Columbia. Collins rimase a bordo del Columbia mentre l’Eagle, con Armstrong e Aldrin, si apprestava a scendere sulla superficie lunare. Dopo un attento controllo visivo, Eagle accese il motore e iniziò la discesa sulla Luna. Poche ore dopo Armstrong scese la scaletta del modulo lunare e, appena toccato il suolo lunare, pronunciò la storica frase: “Questo è un piccolo passo per un uomo ma è un grande balzo per l’Umanità.” Erano le 4:56 del 21 luglio 1969.

Salvo Fumetto

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