Caffè culturale "LetterAr-Thè"

Il Blog di Storia dell'arte, Letteratura&Libri, Storia, Cinema, Fotografia e Arte culinaria. Uno spazio di condivisione aperto a tutti che ha lo scopo di far conoscere in modo semplice il mondo culturale.

Nel 1418 si bandì il concorso per la realizzazione della cupola del duomo di Firenze, che era rimasta incompiuta dall’inizio del Trecento quando i lavori si fermarono al tamburo. Al concorso parteciparono Lorenzo Ghiberti, che aveva già vinto il concorso del 1401 per la seconda porta bronzea del battistero, e Filippo Brunelleschi, che questa volta si aggiudicò la vittoria. La chiesa era stata iniziata nell’ultimo decennio del Duecento da Arnolfo di Cambio e ampliata e costruita fino al tamburo nel corso del Trecento.

Al principio del Quattrocento la città di Firenze non aveva ancora la sua cattedrale: si doveva decidere se completare l’opera seguendo il progetto di Arnolfo oppure abbandonare l’antico progetto e realizzare qualcosa di totalmente nuovo e moderno. Il Brunelleschi optò per una soluzione storica: non seguì il progetto antico, ma costruì un’architettura dal significato moderno partendo dalle fondamenta storiche della costruzione arnolfiana.

Ma il Brunelleschi si trovò subito alle prese con un problema tecnico: una cupola in costruzione doveva essere sorretta fino alla chiusura del sistema delle forze nella chiave di volta da grandi cèntine lignee, e al quel tempo non era possibile realizzare cèntine così grandi; non vi erano maestranze sufficientemente preparate a un compito costruttivo così impegnativo.

Inoltre il tamburo di forma ottagonale su cui avrebbe dovuto poggiare la cupola misurava circa 43 metri di ampiezza e si trovava a 54 metri di altezza, queste dimensioni erano notevolmente maggiori di quelle previste all’inizio del progetto. Le ragioni di questo aumento, che portava le dimensioni dell’edificio a superare quelle della cupola del Pantheon, vanno ricercate non tanto nella volontà di primato, quanto nella necessità di rinforzare al massimo il tamburo della cupola.

sezione-cupola_brunelleschi

Il Brunelleschi inventò una nuova tecnica, studiata e dedotta dalla tecnica di murare degli antichi romani, per permettere alla cupola di autosostenersi nel corso della costruzione. La mirabile innovazione del Brunelleschi fu quella di costruire la cupola senza l’utilizzo di armature lignee, grazie all’uso di una doppia volta con intercapedine, di cui l’interna, spessa oltre due metri, realizzata con conci a spina di pesce, aveva una funzione strutturale essendo autoportante e quella esterna solo di copertura.

A partire dal tamburo ottagonale la cupola, infatti, si innalza su otto spicchi, chiamate vele, progettati su due distinte calotte separate da uno spazio vuoto, scelta senz’altro da attribuire a un alleggerimento della struttura che altrimenti sarebbe stata troppo pesante per essere sostenuta dai quattro pilastri sottostanti.

Terminata la costruzione della cupola nel 1436 venne indetto il concorso pubblico per la lanterna, la sommità in marmo della cupola, vinto sempre da Brunelleschi. I lavori iniziarono però solo nel 1446, pochi mesi prima della morte dell’architetto; essi proseguirono sotto la direzione dell’amico e seguace Michelozzo di Bartolomeo, per essere terminati da Antonio Manetti il 23 aprile 1461.

lanternapalla

Nel 1468 fu commissionata ad Andrea del Verrocchio la palla della lanterna per la sommità estrema della cupola; la commissione era passata al Verrocchio dopo il fallimento del progetto da parte di Giovanni di Bartolomeo e Bartolomeo di Fruosino, di realizzarla in un solo blocco.  La palla fu prodotta dal Verrocchio utilizzando fogli di rame saldati, messi in forma e quindi dorati. Il 27 maggio 1471, giorno del posizionamento sulla lanterna, la palla faceva bella mostra di sé svettando per chilometri.

Ma la palla bronzea che svettava sulla cupola del duomo fiorentino non rimase a lungo in sede poiché il 22 dicembre del 1542 fu colpita da un fulmine che la fece precipitare a terra danneggiando molti marmi della cattedrale. Un secondo incidente, provocato sempre da un fulmine, ci fu il 5 aprile del 1492 quando insieme alla palla cadde parte della lanterna e sfondò la volta della chiesa in cinque punti diversi. Il 27 gennaio del 1601 ci fu l’incidente più grave: il fulmine questa volta colpì la lanterna che fece cadere la palla del Verrocchio, ricostruita e ricollocata il 21 dicembre 1602, dove la vediamo ancora oggi. Sul lato est della Piazza del Duomo, proprio dietro l’abside della Cattedrale, una lastra circolare di marmo bianco ricorda il punto esatto in cui cadde la palla.

Sara D’Incertopadre

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...