Caffè culturale "LetterAr-Thè"

Il Blog di Storia dell'arte, Letteratura&Libri, Storia, Cinema, Fotografia e Arte culinaria. Uno spazio di condivisione aperto a tutti che ha lo scopo di far conoscere in modo semplice il mondo culturale.

Il campionato mondiale di calcio 1982 fu la dodicesima edizione organizzata dalla FIFA. Quell’anno il paese ospitante era la Spagna e la competizione, iniziata il 13 giugno, sarebbe terminata l’11 luglio. Fu il primo campionato mondiale in cui le squadre partecipanti furono portate da 16 a 24. La prima fase prevedeva sei gironi all’italiana di quattro squadre ciascuno. L’Italia era nel gruppo 1 e si trovò come avversarie Polonia, Camerun e Perù. Gli azzurri, guidati da Bearzot, giunsero in Spagna fra mille polemiche, non ultima la vicenda di Paolo Rossi, reduce dalla squalifica di due anni per lo scandalo del calcio scommesse. Bearzot era inoltre contestato dalla stampa romana che premeva per un maggiore utilizzo dei giocatori della Roma rispetto al blocco juventino, già ben sperimentato in passato.

Il 14 giugno alle 17:00 la nazionale italiana esordiva contro la Polonia, l’avversario più qualificato del girone tra le cui fila primeggiava lo juventino Boniek. La partita si tenne nello stadio Balaidos di Vigo, nell’estremo nord-ovest della Spagna. Il fischio d’inizio era fissato per le 17:15, l’arbitraggio affidato al francese Vautrot e la telecronaca a Nando Martellini.

Dopo un primo tempo favorevole all’Italia, nella ripresa i polacchi iniziarono ad aggredire l’avversario ma la partita si chiuse sullo 0 a 0. Alla fine dell’incontro Martellini commentò laconico: “…bellissimo primo tempo, squallida ripresa.” A illuminare la squadra italiana, solo la sfortunata traversa di Tardelli.

L’incontro con i peruviani andò meglio: primo tempo a favore dell’Italia che si portò in vantaggio con Bruno Conti. Nel secondo tempo, come era già accaduto con la Polonia, gli azzurri calarono di tono e il Perù ebbe il sopravvento. Il pareggio arrivò nel finale, all’83’, su tiro di Diaz con una decisiva deviazione di Collovati.

Il 23 giugno l’Italia incontrava il Camerun e serviva una vittoria per assicurarsi la qualificazione. Arbitro fu designato il Bulgaro Dotchev, ai microfoni della RAI ancora l’esperto Martellini. Bearzot aveva schierato la stessa formazione messa in campo contro la Polonia, sostituendo solo Marini con Oriali.

Anche questa partita sembrava ricalcare la falsariga delle precedenti, con grande sorpresa e delusione dei tifosi italiani. Solo al 16’ del secondo tempo l’incontro sembrò prendere una svolta favorevole grazie a un goal fortunoso di Ciccio Graziani: cross di Paolo Rossi, colpo di testa in controtempo di Graziani e scivolata del portiere camerunense N’Kono. La gioia fu incontenibile, con quel goal l’Italia si sarebbe sicuramente qualificata alla fase successiva. Nemmeno il tempo di rivedere l’azione al replay che un minuto dopo Gregoire M’Bida riportò il risultato in parità. Alla fine Italia e Camerun chiusero alla pari il gruppo 1, tre punti ciascuna e stessa differenza reti. Martellini era imbarazzato, non riusciva a comprendere se l’Italia si fosse qualificata. Il paese rimase per qualche minuto con il fiato sospeso. Poi, grazie al maggior numero di gol segnati rispetto al Camerun, Martellini annunciò la qualificazione della squadra azzurra alla fase successiva. L’Italia fu la prima compagine a superare il primo turno di un mondiale senza vincere una partita.

Gli italiani, che avevano sperato in un’Italia brillante, ritrovarono solo un’Italia fortunata. Le polemiche, come accade spesso nel nostro paese, sollevarono un polverone enorme, al punto da costringere la squadra al silenzio stampa. Tutti erano pessimisti perché le prossime avversarie dell’Italia erano Argentina e Brasile, una missione ritenuta da tutti impossibile.

Il 29 giugno la squadra, raggiunta Barcellona, si accingeva a incontrare l’Argentina ma nessuno avrebbe scommesso sull’Italia. Quando Tardelli, dopo un primo tempo sofferto, infilò al 55’ la rete Argentina, in Italia si levò un grido liberatorio. La certezza della vittoria arrivò solo al 67’, quando Cabrini fissò definitivamente il risultato sul 2 a 0.

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Ora però c’era il Brasile, la squadra data favorita per la vittoria finale della coppa. Il 5 luglio, alle 17:15 nello Stadio de Sarriá, l’arbitro israeliano Klein diede inizio alla partita. Quella fu la partita di Paolo Rossi che infilò ai Brasiliani ben tre goal, portando la squadra in semifinale. Battere il Brasile fu come aver già vinto il mondiale e quella sera, mezzo paese scese in strada per festeggiare la vittoria.

In semifinale l’Italia incontrò di nuovo la Polonia e questa volta la partita fu una passeggiata. Con due goal di Rossi, ormai eroe nazionale, gli azzurri sancirono il loro ingresso in finale. L’entusiasmo salì alle stelle. Come nel 1970 in Messico, l’Italia era in finale e questa volta tutti speravano che a vincere la Coppa del Mondo fosse il Bel Paese.

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Domenica 11 luglio, alle otto di sera, le strade erano deserte. Milioni d’italiani, davanti ai televisori, erano in attesa di assistere alla finale tra Italia e Germania. Lo Stadio Santiago Bernabeu di Madrid era colmo in ogni ordine di posti: 90mila spettatori avrebbero assistito all’incontro, tra questi in tribuna d’onore, insieme ai reali di Spagna, il Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Dopo pochi minuti dal fischio d’inizio dell’arbitro brasiliano Coelho, fu assegnato all’Italia un calcio di rigore. Sul dischetto Antonio Cabrini mandò la palla fuori dallo specchio della porta alla sinistra del portiere tedesco Schumacher. Quel goal mancato mandò il paese sull’orlo della disperazione, finché al 56’ Rossi non infilò la porta tedesca con il suo sesto goal che lo incoronò capocannoniere del torneo. Poi al 68’ arrivò il goal di Tardelli e all’81’ quello del pontino Altobelli. Sul 3 a 0 Pertini mise da parte il protocollo, si alzò in piedi e, agitando l’indice della mano destra, gridò: “Non ci prendono più”. Quando Coelho sollevò in alto il pallone per decretare la fine dell’incontro, l’Italia aveva battuto la Germania 3 a 1 ed era campione del mondo.

Salvo Fumetto

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