Caffè culturale "LetterAr-Thè"

Il Blog di Storia dell'arte, Letteratura&Libri, Storia, Cinema, Fotografia e Arte culinaria. Uno spazio di condivisione aperto a tutti che ha lo scopo di far conoscere in modo semplice il mondo culturale.

Figlio di un’agiata famiglia ebreo-tedesca, Alfred Stieglitz nasce nel 1864 a Hoboken nel New Jersey, nel pieno della guerra civile americana, e fa ritorno nella sua patria di origine per studiare ingegneria meccanica a Berlino.

I suoi primi lavori, realizzati in giro per l’Europa non ancora ventenne, si orientano verso una fotografia piuttosto convenzionale ed è il suo rientro a New York nel 1890, dopo aver vinto il concorso indetto dalla rivista londinese “Amateur Photographer” a sancire il punto di rottura con la tradizione. Da questo momento Stieglitz comincia a inventare nuovi metodi di esposizione e nuovi processi di sviluppo.

Negli anni ’90 dell’Ottocento il fotografo lavora e scrive su alcune riviste fotografiche e i lavori di questo periodo testimoniano il suo interesse per la luce e i suoi molteplici effetti, come è possibile ravvisare in fotografie quali Una strada di Sterzing e Paula.

Nel 1893 Stieglitz diventa direttore della rivista “American Amateur Photographer” e nel 1897 di “Camera Notes”. Nel febbraio del 1902, con la collaborazione di Edward Steichen e Alvin Langdon Coburn, fonda la Photo-Secession, così chiamata in omaggio alla Secessione viennese, e la rivista “Camera Work” con il preciso obiettivo di promuovere nuovi fotografi pittorialisti tentando di portare il livello della fotografia alla pari con i risultati europei.

Dal 1910 “Camera Work” inizia però ad abbandonare l’esclusività degli interessi per il pittorialismo mantenendo l’approccio culturalista alla fotografia, che la distingue storicamente come prima rivista che non si occupa solo di fotografia indagando questioni prettamente tecniche.

La Fotosecessione prevedeva la possibilità di un’espressione spirituale da parte dell’artista contrapposta alle sole qualità mimetiche della fotografia. Attraverso il suo lavoro di fotografo Stieglitz sottolinea infatti il suo modo personale di percepire le cose indipendentemente da ogni genere di tradizione visiva. I suoi soggetti principali nel corso della sua carriera sono la città di New York e la rappresentazione architettonica e formale dei suoi edifici. I grattacieli di New York resteranno il tema costante di Stieglitz, anche quando il suo ottimismo per il progresso verrà meno. Sono immagini quasi sempre notturne. Senza persone. Riprese frontali dalle finestre dei propri appartamenti. Ombre, finestre illuminate e riflessi.

Nel 1905 apre la “Gallery 291”, il cui nome fa riferimento alla sede ubicata al civico 291 della Fifth Avenue di New York, attraverso la quale fece conoscere agli americani l’avanguardia europea con l’arrivo di opere di Cézanne, Matisse, Picasso e Rodin.

La sua immagine più famosa la scatta nel 1907. Con la prima moglie Emmeline e la figlia Ketty si imbarca sulla prima classe di un transatlantico per un viaggio in Europa. Un giorno si trova sul ponte e vede una scena che lo afascina: un cappello rotondo di paglia, la ciminiera orientata a sinistra, la scaletta a destra, la passerella bianca racchiusa fra due file di catene, un paio di bretelle bianche che s’incrociano sulla schiena di un uomo sul ponte di terza classe. Forme rotonde di congegni di ferro e un albero che taglia il cielo disegnando un triangolo. È la scena di The Steerage, il ponte di terza classe.

Nel 1917, anno dell’ultimo numero di “Camera Work”, Stieglitz fa la conoscenza della sua futura seconda moglie, la pittrice Georgia O’ Keeffe, di cui esporrà, nel 1926, i quadri all’Intimate Gallery, una delle ultime gallerie di sua proprietà. I numerosi ritratti che egli fece alla compagnia gettano le basi per una nuova fotografia che pone l’autenticità al primo posto e stimola la ricerca verso una verità oggettiva.

Indipendentemente dalla sua attività di gallerista, Stieglitz si considera un fotografo preoccupato di trasmettere ciò che vede, cioè la sua personale “idea di fotografia” per tutto il corso della sua vita. Si spegne a New York nel 1946.

Sara D’Incertopadre

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