Caffè culturale "LetterAr-Thè"

Il Blog di Storia dell'arte, Letteratura&Libri, Storia, Cinema, Fotografia e Arte culinaria. Uno spazio di condivisione aperto a tutti che ha lo scopo di far conoscere in modo semplice il mondo culturale.

Venerdì 22 novembre 1963 il telegiornale edizione serale andò in onda alle 08:30 in punto. Lo speaker aveva iniziato a leggere le prime notizie di politica interna quando inaspettatamente annunciò un collegamento straordinario con Dallas, città del Texas negli USA:

   “Qui Nuova York, vi parla Ruggero Orlando. La salma di John Fitzgerald Kennedy, trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti, assassinato stasera a Dallas nel Texas in età di quarantasei anni, viene trasportata in volo a Washington…”

   Il 22 novembre 1963, Kennedy era in visita nello stato del Texas. Alle 12:30, il corteo presidenziale sfilava per le strade di Dallas quando quattro colpi di fucile lo raggiunsero al torace, alla gola e alla testa. Mezz’ora più tardi Kennedy moriva in ospedale. La figura della first lady, che sullo sfondo della limousine teneva fra le mani la testa del Presidente, rimase impressa nella mente di milioni di persone che avevano visto le immagini dell’attentato in televisione.

Alle 13:50 fu arrestato Lee Harvey Oswald e alle 23:30 fu accusato di aver assassinato il presidente Kennedy, vittima, si disse in un primo momento, di una cospirazione conservatrice. Oswald fu a sua volta ucciso, prima di essere processato, il 24 novembre, all’interno del seminterrato della stazione di polizia di Dallas, da Jack Ruby, noto alle autorità per i suoi legami con la mafia. Ruby fu immediatamente arrestato e giustificò il suo gesto sostenendo di essere un grande patriota e di aver voluto vendicare la morte del presidente Kennedy. Era convinto che per il suo gesto non solo non l’avrebbero condannato ma addirittura elogiato. Il processo però non andò secondo le sue attese. La giuria non credette alla tesi dell’azione spontanea e improvvisa e dall’imputazione per omicidio non premeditato si arrivò alla sentenza di condanna a morte.

La condanna fu poi convertita in ergastolo e Ruby trascorse in carcere i suoi ultimi tre anni di vita. Il 3 gennaio 1967 morì per un’embolia polmonare, dovuta, a detta dei medici, a un tumore ai polmoni.

Molti sostengono che Oswald aveva sostenitori nelle file della destra, o addirittura che era stato il capro espiatorio di un complotto sovversivo che mirava a eliminare il Presidente. Altri hanno ipotizzato che esistevano svariati Oswald, piazzati in punti diversi per lasciare tracce confuse e fuorvianti. Ma i fatti, semplicemente, non hanno fatto emergere nulla di tutto ciò, mentre molti si sono fatti travolgere dall’idea ossessiva di una cospirazione contro Kennedy. Oltre 2000 libri sono stati pubblicati sull’argomento ma un’accurata analisi dei fatti ha confermato che Oswald agì da solo.
Dopo quarantadue anni, c’è ben poco da aggiungere. Di tanto in tanto, salta fuori un nuovo libro che annuncia di aver trovato un nuovo testimone che afferma di essere stato coinvolto nell’assassinio di Kennedy, o di avere conosciuto Oswald, Ruby e altri personaggi della vicenda. Alcuni documenti, resi pubblici di recente, sembrano fare un po’ di luce su alcuni aspetti dell’omicidio ma, in effetti, si limitano solo a chiarire alcune anomalie riscontrate nel caso. Ad esempio, perché si è tanto costruito attorno all’autopsia che fu coperta da un velo di segretezza e intrighi. Viene fuori che la famiglia Kennedy non voleva si venisse a sapere che il Presidente era stato affetto dal morbo di Addison durante il periodo della sua presidenza. Inoltre sono messi in luce i particolari della macabra natura delle fotografie scattate al cadavere, con una spiegazione perfettamente aderente al pensiero dei sostenitori della cospirazione. Questi nuovi documenti comunque non aggiungono nulla che faccia modificare la tesi che Oswald fosse l’unico assassino presente quel giorno nella Dealey Plaza.

Salvo Fumetto

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