Caffè culturale "LetterAr-Thè"

Il Blog di Storia dell'arte, Letteratura&Libri, Storia, Cinema, Fotografia e Arte culinaria. Uno spazio di condivisione aperto a tutti che ha lo scopo di far conoscere in modo semplice il mondo culturale.

Silvio Berlusconi ha costruito le sue fortune sulla concessione dell’uso di frequenze per le trasmissioni televisive ottenuta grazie al governo Craxi. L’incontro tra i due avvenne per intercessione di Silvano Larini, uomo di fiducia di Craxi. Bettino mostrò sempre una rilevante apertura verso le televisioni private, a tal punto da varare nel 1984 ben due decreti a favore delle reti del Cavaliere, oscurate tra il 13 e il 16 ottobre 1984 dai pretori di Torino, Pescara e Roma per violazione della legge che proibiva alle reti private di trasmettere su scala nazionale. Silvio contraccambiò, promuovendo, sui suoi canali televisivi, molteplici spot elettorali, sia per il Psi sia per Craxi.

Berlusconi difese l’amico Craxi fino alla sua completa débâcle, ritenendolo unico argine all’avanzata dei comunisti in Italia. Nell’inverno del 1993, in seguito al vuoto politico creato dallo scandalo di Tangentopoli, timoroso di una possibile vittoria degli ex comunisti alle elezioni politiche, decise di scendere in prima persona nell’arena politica. Lo fece utilizzando l’associazione Forza Italia! fondata il 29 giugno del 1993 da alcuni professionisti inseriti nelle aziende controllate dalla Fininvest e da alcuni suoi amici, tra questi, Marcello Dell’Utri, Antonio Martino, Gianfranco Ciaurro, Mario Valducci, Antonio Tajani, Cesare Previti e Giuliano Urbani. Berlusconi per diversi mesi negò di voler fondare un partito, anche se su alcuni quotidiani iniziarono a trapelare molte indiscrezioni. Il 25 novembre 1993 nacque l’associazione nazionale dei club di Forza Italia e il 15 dicembre fu aperta la sede centrale di Forza Italia in via dell’Umiltà a Roma. Il 18 gennaio 1994 Berlusconi creò il Movimento Politico Forza Italia, uno schieramento di centrodestra la cui missione era restituire una rappresentanza agli elettori moderati e contrapporsi ai partiti di centrosinistra.

Sul piano politico Berlusconi si presentò come portatore di una nuova visione. Voleva rappresentare l’Italia moderata e conservatrice chiusa nei valori della società tradizionale, in lotta contro le tendenze laico-democratiche e contro lo spettro comunista. Secondo il Cavaliere il comunismo non era debellato e, dopo aver governato l’Italia dalla liberazione in poi, era pronto per tornare al potere. Il suo partito doveva sostituire il centro moderato e conservatore che era stato rappresentato, fino a quel momento, dalle forze più retrive della Democrazia cristiana. Non poteva però fare appello all’ideologia e alla cultura cattolica che non possedeva, ma che non erano più necessarie, viste le trasformazioni dell’etica e del costume popolare. Alla mancanza di una qualsiasi ideologia, Berlusconi supplì con l’enorme influenza che aveva sulla comunicazione di massa e con un piglio decisionista e modernizzatore, tipico delle tendenze populiste di molti leader politici delle società di massa.

Forza Italia era un partito allo stato gassoso che esisteva solo perché voluto da Berlusconi e da lui sponsorizzato grazie al suo immenso impero economico. Fu costruito sul modello e con il personale delle aziende Mediaset, quindi privo di radici e di autonomia ma con una base associativa costituita da imprenditori e da una borghesia ansiosa di rompere tutte le regole, mossa da un antistatalismo utile ad affermare con forza i propri egoismi. Era la borghesia che vedeva nella vecchia classe politica il partito delle tasse, coloro che li tartassavano per sostenere uno stato sociale inefficiente ed esclusivamente assistenzialista. Al contrario Forza Italia era percepita come il partito anti-tasse attorno a cui si raccolsero tutte le spinte antistataliste e antipolitiche insinuate da tempo nella società italiana.

All’elezione del ’94 la sinistra si presentò col raggruppamento denominato Alleanza dei Progressisti formato da: Alleanza Democratica, Cristiano Sociali, Federazione dei Verdi, La Rete, Partito della Rifondazione Comunista, Partito Democratico della Sinistra, Partito Socialista Italiano e Rinascita Socialista. La destra dovette caratterizzare le alleanze nelle due principali aree del paese. A Nord si chiamò Polo delle Libertà, formato da Forza Italia, Centro Cristiano Democratico e Lega Nord, a Sud assunse la denominazione di Polo del Buon Governo, formato da Forza Italia, Alleanza Nazionale, Centro Cristiano Democratico, Unione di Centro e Polo Liberal Democratico. Al centro, fra i due schieramenti, nacque il Patto per l’Italia, formato dal Partito Popolare Italiano guidato da Mino Martinazzoli e dal Patto Segni.

Tutti sottovalutarono la novità introdotta nella politica italiana da Berlusconi. Tutti erano convinti che la poderosa macchina da guerra messa in campo da Occhetto avrebbe travolto il Cavaliere, portando la sinistra al governo del paese. Sembrava ormai, dopo la caduta del muro di Berlino, che il ceto medio si fidasse del Pds e dei suoi alleati e che Occhetto avesse portato in salvo sé stesso, il suo apparato e gran parte delle sue truppe.

Il 27 e 28 marzo, sovvertendo le previsioni dei principali quotidiani nazionali, Forza Italia si affermò come primo partito italiano con il 21 per cento dei voti, contro poco più del 20,4 ottenuto dal Pds. Berlusconi non aveva stravinto ma aveva compiuto comunque un miracolo, considerando che un partito appena nato, improvvisato e privo di presenze capillari, aveva sopravanzato il Pds con il suo apparato organizzativo e con le sue profonde radici. Il 10 maggio il Cavaliere giurò nelle mani del Presidente e nominò i suoi ministri tra i quali, per la prima volta nella storia della Repubblica, figuravano esponenti dell’ex Movimento Sociale Italiano.

Salvo Fumetto

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