Mostre Primavera 2017 in Italia

Genova 16 Maggio-16 Luglio

Modigliani e la Parigi del primo Novecento

Palazzo Ducale, appartamenti del Doge

Lucca fino al 18 Giugno

Warhol vr Gartel. Hyp Pop

Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art, via della Fratta, 36

Campobasso fino al 17 Aprile

Picasso: l’intimità del genio

Palazzo Gil, via Gorizia

Firenze 10 Marzo-23 Luglio

Bill Viola. Rinascimento elettronico

Palazzo Strozzi, piazza Strozzi

Piacenza fino al 4 Giugno

Guercino tra sacro e profano

Duomo e Palazzo Farnese

Torino fino all’11 Giugno

Bruno Munari artista totale

MEF Museo Ettore Fico, via Cigna 114

Torino 18 Marzo-1 Ottobre

Caravaggio experience

Venaria Reale, Citroniera delle Scuderie Juvarriane

Venezia fino al 28 Maggio

Un pittore tra New York e Venezia

Ca’ Pesaro, Santa Croce 2076

Alcune mostre di questo autunno/inverno

Bellezzadivina

Italia

Malevič, GAMeC, Bergamo, 2 Ottobre 2015 – 17 Gennaio 2016

Escher. Una retrospettiva, Complesso di Santa Caterina, Treviso, 31 Ottobre – 3 Aprile 2016

Bellezza Divina. Tra Van Gogh, Chagall e Fontana, Palazzo Strozzi, Firenze, 24 Settembre 2015 – 24 Gennaio 2016

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Henry Moore, Museo Nazionale romano, Roma, 24 Settembre 2015 – 10 Gennaio 2015

Divisionismo da Segantini a Balla, Museo Arti decorative Accorsi-Ometto, Torino, 16 Settembre 2015 – 10 Gennaio 2016

Warhol inedito, Deodato Arte, Milano, 22 Ottobre – 21 Novembre 2015

Chagall. La grafica del sogno, Arengario e Casa degli Umiliati, Monza, 4 Settembre 2015 – 6 Gennaio 2016

Toulouse-Loutrec. Luci e ombre di Montmartre, Palazzo blu, Pisa, 16 Ottobre 2015 – 14 Febbraio 2016

De Chirico, Savinio e Les Italiens de Paris, Lucca Center of Contemporary Art, Lucca, 17 Ottobre 2015 – 14 Febbraio 2016

Estero

Goya. The portraits, The National Gallery, Londra, 7 Ottobre 2015 – 10 Gennaio 2016

Edvard Munch. Arquetipos, Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid, 6 Ottobre 2015 – 17 Gennaio 2016

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Picasso. Registros alemanes, Museo Picasso, Malaga, 19 Ottobre 2015 – 21 Febbraio 2016

Klee e Kandinsky. Vicini di casa, amici, concorrenti, Städtische Galerie im Lenbachhaus, Monaco, 21 Ottobre 2015 – 24 Gennaio 2016

Alberto Burri: The Trauma of Painting, Guggenheim Museum, New York, 9 Ottobre 2015 – 6 Gennaio 2016

Klimt/Schiele/Kokoschka und die Frauen, Unteres Belvedere, Vienna, 22 Ottobre 2015 – 28 Febbraio 2016

Il Museo di Castelvecchio. Da Cangrande II a Carlo Scarpa

La costruzione del castello, distaccato rispetto al centro politico del potere scaligero situato nell’attuale Piazza dei Signori di Verona, rappresenta un segnale di decadenza della Signoria Scaligera. Nel 1354, Cangrande II della Scala volle costruire il sito non “per” la città ma “contro” di essa, per ottenere maggior controllo su eventuali rivolte e garantirsi una via di fuga verso nord.

Difeso a nord dal fiume Adige, il castello venne eretto su alcune preesistenze –  sicuramente la chiesa alto-medievale di San Martino in Aquaro, i cui resti sono visibili all’interno della corte d’armi – in un tratto della cinta muraria urbana del XIII secolo che includeva la porta Morbio, murata all’inizio dell’edificazione.

Il complesso architettonico fu articolato in due parti: a est la piazza d’armi, cinta da alte mura merlate e protetta da sette torri, tra cui si staglia il Mastio costruito nel 1376 e a ovest la Reggia. Parte integrante, e suggestiva, del castello è il ponte a tre arcate attribuito a Giovanni da Ferrara e Jacopo da Gozo. Attraversando l’Adige, il ponte Scaligero (la denominazione è moderna) collegava il castello al giardino sulla riva sinistra.

Dopo la caduta della Signoria nel 1387, Verona passò sotto il dominio della Repubblica Serenissima di Venezia, durante il quale il castello fu adibito a caserma, divenendo nel XVIII secolo sede dell’Accademia militare. Fu il periodo del dominio napoleonico (1797-1814) a esser decisivo per la costituzione del nucleo originario del museo. Divisa in due, Verona in destra d’Adige era governata dai Francesi, l’altra parte dagli Austriaci. Le sommità delle torri e i camminamenti del castello furono smantellati, per ulteriore difesa venne edificato dai francesi un fortino, corrispondente all’attuale ala della Galleria.

Il governo napoleonico, com’è noto, soppresse chiese, monasteri e confraternite, espatriando per Parigi molte opere, tra cui quadri di Mantegna, Tiziano, Veronese. Tuttavia, nel 1861, le collezioni civiche di archeologia, arte – scultura e pittura -, scienze e storia naturale e numismatica furono raccolte in un unico edificio, Palazzo Pompei (oggi sede del Museo di Storia Naturale).

Fu invece nel 1923, sotto il regime fascista, che fu sancita la cessione dell’uso di Castelvecchio dallo Stato italiano al Comune di Verona e il passaggio definitivo da caserma a museo.

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Autori dell’arbitrario intervento di restauro furono Antonio Avena, primo direttore delle collezioni comunali veronesi, e Ferdinando Forlati, architetto della Soprintendenza. L’intenzione fu quella di rievocare la tradizione dei fasti scaligeri e l’immagine medievale del castello. Non soltanto furono rialzate le torri, ripristinati i camminamenti e le merlature ghibelline, ma furono radicalmente modificate le facciate della caserma: in quella settentrionale vennero inseriti portali e finestre gotiche, in quella orientale elementi rinascimentali provenienti da edifici veronesi ormai distrutti. Anche gli interni furono decorati “in stile” medievale, addirittura completando i rari affreschi originali! A questo punto furono trasferite le collezioni civiche d’arte antica e moderna da Palazzo Pompei a Castelvecchio. Le opere vennero esposte in spazi colmi di oggetti e arredi d’epoca medievale e rinascimentale, caratteristica dei cosiddetti “musei di ambientazione”, prevalenti nel gusto di allora.

È il dopoguerra che rappresenta, per il Museo di Castelvecchio di Verona come per molte importanti collezioni museali italiane, la stagione più avanguardista. In questi anni è stato fervido il dibattito e la riflessione sui temi della ricostruzione dei centri storici, del rapporto tra antico e moderno, del restauro di siti monumentali e della loro destinazione museale. Fu la geniale personalità dell’architetto veneziano Carlo Scarpa a indicare una nuova modalità di intervento nel restauro di edifici monumentali e un nuovo modello museografico, che rappresenta ancora oggi uno dei migliori esempi di tutta la museografia italiana ed europea.

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Quando fu chiamato a intervenire a Castelvecchio dal nuovo direttore dei musei veronesi Licisco Magagnato, a cui si deve il grande cambiamento di indirizzo culturale, Carlo Scarpa era già stato protagonista del restauro e del riallestimento di importanti musei italiani, quali le Gallerie dell’Accademia e il Museo Correr a Venezia, la Galleria Regionale di Sicilia a Palazzo Abatellis a Palermo, la Gipsoteca Canoviana a Possagno.

Delle opere dell’architetto veneziano, Castelvecchio è forse quella studiata più approfonditamente, per la peculiarità del castello medievale ma soprattutto per il restauro pulito che ne ha arricchito il valore architettonico. Il coerente progetto è documentato da un vasto gruppo di disegni di grandissima qualità, conservati nel museo e facenti parte del prezioso archivio. Le tavole sono state concepite per una costante verifica dell’intervento che, malgrado l’ampio arco temporale di realizzazione (con diverse interruzioni, dal 1958 al 1975), si è eseguito con straordinaria continuità.

Ma ora esploriamo il complesso museale…

Attraversato il ponte levatoio e la torre d’entrata, si accede al giardino, concepito da Carlo Scarpa come componente essenziale dell’architettura, fulcro da cui partono i molteplici percorsi, ovvero gli accessi al Museo, alla biblioteca, agli uffici, alla sala Boggian per le mostre temporanee e al ponte scaligero.

Nonostante la perplessità riguardo il precedente ripristino e il dubbio nell’inserire nuove aperture lungo la facciata principale, Scarpa lasciò quasi immutato l’assetto esistente: rivestì la facciata di un intonaco grigio, a grana grossa e non tinteggiato; all’estremità sinistra demolì una campata dell’ala della Galleria e vi collocò la statua equestre di Cangrande I, centro dell’intero complesso; aggiunse il volume del Sacello. Il Sacello si incastra nel secondo grande arco gotico, da destra verso sinistra, e fuoriesce dal piano di facciata. È esternamente rivestito a mosaico in pietra di Prun di colori rosa, rosso e bianco, diversamente trattata, ora grezza a spacco, ora levigata per creare un vibrante effetto luministico. Il riferimento, oltre ai mosaici bizantini, è da trovare nelle opere di Paul Klee e Piet Mondrian, artisti molto amati dall’architetto (allestì mostre di entrambi).

Superato l’ingresso del museo si accede alla Galleria delle sculture: in cinque sale collegate da passaggi a volta, segnalati da lastre di pietra rosa, cui è esposta la scultura del Medioevo veronese, tra cui spicca il Maestro di Sant’Anastasia, le cui opere emergono dal pavimento su piastre nere o bianche in calcestruzzo.

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La sala centrale presenta una delle prove più riuscite dell’allestimento di Scarpa. Due pareti colorate a grassello di calce (con un’antica tecnica rivisitata dall’architetto), contornate da linee di ferro, una rossa e un’altra, più stretta, grigio-azzurra, mostrano quattro piccole sculture su mensole aggettanti (e celano i servizi igienici!).

Al termine della Galleria, dopo aver attraversato l’alto-medievale porta del Morbio, si accede al cortile della Reggia, dove si erge la mole del Mastio trecentesco, attraverso il quale si raggiunge l’ala della Reggia. Qui, nella fase iniziale nel restauro, la prima delicata operazione fu il riconoscimento dei brani originali di affreschi sulle pareti e l’eliminazione delle false aggiunte.

La caratteristica principale dell’allestimento dei due piani della reggia (collegati da una nuova scala lignea) è la messa a punto di sistemi ostensori per ogni tipologia di opere: mensole di tufo per i polittici gotici, blocchi di tufo per le croci, cavalletti per i dipinti (ad esempio la Madonna con il bambino di Andrea Mantegna).

Grande attenzione fu dedicata alle cornici attraverso un sistema di “cornice a cassetta” che contiene l’opera in un telaio di legno, foderato nel fondo e lungo i bordi interni con un tessuto colorato intonato al dipinto (ad esempio le due Madonna con il bambino di Giovanni Bellini, presentate in un unico passepartout di velluto azzurro).

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Scese due rampe di scale, ricavate nello spessore del muro medievale, si incontra la statua di Cangrande I e, superata la porta a vetri che le fa da sfondo, si entra nella Galleria dei dipinti dal XV al XVIII secolo (qui era il fortino ottocentesco). Delimitata ai due lati lunghi dai corridoi laterali, la Galleria consta di sette pareti trasversali e di pannelli longitudinali trattati a stucco lucido che creano vere e proprie quinte tra le sale.

È al cospetto della pittura del Settecento, tra le opere di Giambattista e Giandomenico Tiepolo, Francesco Guardi, Pietro Longhi e Luca Giordano che si chiude il percorso museale progettato da Carlo Scarpa, vera messa in atto del suo sostener che “Il valore di un’opera consiste nella sua esposizione – quando una cosa è espressa bene, il suo valore diviene molto alto”.

Serena Ficarola

Alcune importanti mostre del 2015

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Chagall. Una retrospettiva  Palazzo Reale, Milano, 17 settembre 2014 – 1 febbraio 2015

Il cibo nell’arte: capolavori dei grandi maestri dal Seicento a Warhol  Palazzo Martinengo, Brescia, 24 gennaio – 14 giugno 2015

Frida Kahlo e Diego Rivera  Palazzo Ducale, Genova, 20 settembre 2014 – 8 febbraio 2015

Picasso e la modernità spagnola  Palazzo Strozzi, Firenze, 20 settembre 2014 – 25 gennaio 2015

La rosa di fuoco. La Barcellona di Picasso e Gaudì  Palazzo dei Diamanti, Ferrara, 19 aprile – 19 luglio 2015

Matisse. Arabesque  Scuderie del Quirinale, Roma, 4 marzo – 21 giugno 2015

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Mirò. L’impulso creativo  Palazzo Te, Mantova, 26 novembre 2014 – 6 aprile 2015

Bramante a Milano  Pinacoteca di Brera, Milano, 4 dicembre 2014 – 22 marzo 2015

Gherardo delle Notti – Quadri bizzarrissimi e cene allegre  Galleria degli Uffizi, Firenze, 10 febbraio – 24 maggio 2015

Giacometti  Galleria d’Arte Moderna, Milano, 8 ottobre 2014 – 1 febbraio 2015

Van Gogh. L’uomo e la terra  Palazzo Reale, Milano, 18 ottobre 2014 – 8 marzo 2015

Tutankhamon Caravaggio Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento  Basilica Palladiana, Vicenza, 24 dicembre 2014 – 2 giugno 2015

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Giorgio Morandi 1890-1964, Complesso del Vittoriano, Roma, 27 febbraio – 21 giugno 2015

Da Kirchner a Nolde. Espressionismo Tedesco  Palazzo Ducale, Genova, 5 marzo – 12 luglio 2015

Tamara de Lempicka  Palazzo Chiablese, Torino, 19 marzo – 31 agosto 2015

Piero di Cosimo, pittore fiorentino eccentrico fra Rinascimento e Maniera  Galleria degli Uffizi, Firenze, 22 giugno – 27 settembre 2015

 

 

I musei gratis. Vera esperienza culturale o solo una gita “fuori porta”?

A quanto pare in periodo di crisi vedere l’arte a costo zero è di moda; code immense fuori dai musei e ore ed ore di fila sono ormai un’abitudine. Il caso limite di questo fenomeno è quello della Galleria degli Uffizi, il museo più famoso e visitato d’Italia, Musei Vaticani esclusi che, ad esser pignoli, propriamente italiani non sono!

Il 4 gennaio è stata la prima giornata del nuovo anno dell’iniziativa “musei gratis” e gli Uffizi sono stati letteralmente presi d’assalto dai turisti. Già durante il ponte dell’Immacolata, con i musei gratis il 7 di dicembre, si era creata una situazione simile con una coda che dall’entrata del museo arrivava fino a Ponte Vecchio. Così è stato anche questa volta, con un’attesa per i visitatori che andava dalle 3 alle 4 ore.

Sorvolando sul fatto che sono intervenuti persino i vigili urbani a dirigere il traffico dei visitatori che, in una città come Firenze, dovrebbero essere impegnati in tutt’altro, è da chiedersi se l’apertura gratuita di un museo come gli Uffizi sia una geniale idea culturale o solo una geniale trovata pubblicitaria.

In parole povere se è vero che l’apertura gratuita, soprattutto in periodi festivi, di musei e siti culturali porta un maggior numero di visitatori, anche di quella tipologia che non sceglierebbe un museo come luogo da visitare in vacanza o nel fine settimana, è vero anche che il tipo di esperienza didattica ed estetica che dovrebbe farsi con l’entrata in un luogo culturale è impoverita e alquanto superficiale nel momento in cui il godimento della stessa è condiviso con una folla esagitata, confusionaria e spesso impreparata.

E’ un vero e proprio impauperimento del significato del Museo come istituzione culturale che dovrebbe formare la coscienza dei popoli attraverso la conoscenza dell’arte mentre spesso ci si trova a guardare i grandi capolavori dell’arte come fossero carne da macello. Cosa si comprende davvero dell’arte? Della singola opera? Dell’esperienza estatica del trovarsi, per esempio, a tu per tu con la Venere del Botticelli? Gli Uffizi poi non hanno sale espositive di dimensioni molto grandi e spesso ci si trova ad affollarsi davanti alle opere. Dov’è l’attenzione alla conservazione dell’opera d’arte? In queste situazioni non si può negare che le opere soffrano i cambiamenti repentini delle condizioni ambientali che le circondano.

Di fatto non è totalmente da condannare l’idea in sé dei musei gratis ma sarebbe preferibile e auspicabile applicarla ai musei meno conosciuti, meno valorizzati, e, per questi motivi, meno visitati che non ai musei del calibro della Galleria degli Uffizi, un museo che potrebbe invece fare da capofila per altri tipi di iniziative ed eventi.

Sara D’Incertopadre