Il Rompicapo

E dopo la lunga pausa estiva torniamo con un nuovo Rompicapo. Di chi è questo dipinto? Un aiutino…siamo in Francia!

Soluzione del Rompicapo del 23-06-2015

Si tratta della Fontana dei Quattro Fiumi, situata al centro di Piazza Navona a Roma nel punto in cui fino ad allora si trovava un “beveratore”, una vasca quadrata per l’abbeveraggio dei cavalli. La fontana fu ideata dal geniale scultore Gian Lorenzo Bernini tra il luglio 1648 ed il giugno 1651 su commissione di papa Innocenzo X, con l’aiuto di diversi scultori che realizzarono le figure allegoriche dei fiumi. La fontana è uno straordinario basamento per la copia romana di un obelisco egizio, proveniente dal Circo di Massenzio. Opera di architettura, oltre che di scultura, la fontana mette in mostra un vero e proprio artificio barocco.

Quattro colossali figure, sedute in pose antitetiche, impersonano i grandi fiumi dei quattro continenti: il Nilo, il Danubio, il Gange e il Rio della Plata. Il disegno dei quattro colossi nudi che fungono da allegorie dei fiumi risalgono all’antico. I giganti del Bernini si muovono in gesti pieni di vitalità e di esuberanza espressiva. Sull’antico, però, prevale l’invenzione del capriccioso. Così il Danubio indica uno dei due stemmi dei Pamphilj presenti sul monumento come a rappresentare l’autorità religiosa del pontefice sul mondo intero, il Nilo si copre il volto con un panneggio, facendo riferimento all’oscurità delle sue sorgenti, rimaste ignote fino alla fine del XIX secolo, il Rio della Plata, vicino al quale le monete simboleggiano il colore argenteo delle acque, il Gange con un lungo remo che suggerisce la navigabilità del fiume. La fontana, coronata dalla colomba dello Spirito Santo, emblema di papa Innocenzo X, fu anche interpretata come simbolo del trionfo della Chiesa sulle quattro parti del mondo.

Pieter Paul Rubens. Un fiammingo nell’Italia barocca

Pieter Paul Rubens nasce a Siegen, in Westfalia, nel 1577 e si forma artisticamente tra Colonia e Anversa. Nel 1600 giunge in Italia. A Venezia comincia la sua avventura copiando le opere di Tiziano, Veronese e Tintoretto. Riesce ad entrare in stretti rapporti con il duca di Mantova, Vincenzo I Gonzaga, che lo vuole come artista di corte, incarico che il giovane Rubens accetta senza esitazione.

Alla corte mantovana il pittore arricchisce la sua cultura figurativa grazie allo studio della ricca collezione Gonzaga e soprattutto con il diretto contatto con le opere di Giulio Romano, che lo colpiscono in particolar modo. Rubens ha inoltre la possibilità di visitare, al seguito della corte, città come Parma, Milano e Genova, città questa dove Pieter esegue diversi lavori: molti ritratti, come quello di Brigida Spinola Doria, e pale d’altare, come la Circoncisione, commissione per la Chiesa del Gesù.

Dopo l’esperienza mantovana, il pittore si trasferisce a Roma dove ha la possibilità di confrontarsi con le opere dei grandi maestri Michelangelo e Raffaello, studiando sempre anche l’antico.

A Roma è protagonista della mediazione svolta per l’acquisto, da parte dei Gonzaga, della Morte della Vergine del Caravaggio, che, destinata alla Cappella Cherubini in Santa Maria della Scala, era stata appena rifiutata dai committenti poiché, per eseguire la figura della Vergine, si sosteneva che il Caravaggio avesse ritratto una prostituta annegata nel Tevere.

Estasi di San Gregorio, 1° versione Madonna della Vallicella, Museo di Grenoble, Francia
Estasi di San Gregorio, 1° versione Madonna della Vallicella, Museo di Grenoble, Francia

E’ proprio a Roma che comincia a ricevere le prime importanti commissioni grazie ai contatti con la cerchia del cardinale Scipione Borghese e altri pregevoli collezionisti contemporanei. Dopo aver dipinto tre pale d’altare per la chiesa di Santa Croce in Gerusalemme, nel 1606 Rubens riceve l’incarico di eseguire la pala, famosa con il nome di Madonna della Vallicella, per l’altare maggiore di Santa Maria in Vallicella, la chiesa degli Oratoriani che è in quel momento un vero e proprio cantiere artistico dove lavorano simultaneamente tutti i maggiori artisti contemporanei del pittore.

Madonna della Vallicella, Chiesa Nuova, Roma
Madonna della Vallicella, Chiesa Nuova, Roma

L’opera presentava la Madonna e cinque santi: questa prima versione non soddisfece i committenti a causa dei riflessi che in quell’ambiente produceva la luce naturale su quel tipo di supporto. Rubens mise allora mano ad una nuova versione su lastre di ardesia, materiale che per le diverse proprietà riflettenti eliminava l’inconveniente. Questa seconda è la versione che ammiriamo oggi nella Chiesa della Vallicella in cui sei santi, abbigliati come eroi, sono in adorazione dell’immagine antica e venerata della Madonna della Vallicella; assistono e partecipano allo spettacolo sacro che si svolge tra cori di angeli in alto. La prima versione è oggi conservata al Museo di Grenoble col nome di Estasi di San Gregorio.

Nel 1608 Rubens fa ritorno in patria, ad Anversa, dove ha l’appoggio di due potenti protettori: il borgomastro Nicolas Rockox e l’arciduca Alberto, governatore dei Paesi Bassi meridionali. Nell’arco della sua vita non fa ritorno in Italia ma mantiene vividi contatti con Genova che presto accoglierà un altro grande artista fiammingo, Anton van Dick.

Nell’arco della sua carriera artistica, i temi preferiti da Rubens sono il ritratto e l’allegoria: la naturalezza e particolarità dell’immagine del ritratto e l’identificazione ed emozione dell’allegoria sono il carattere peculiare delle sue opere.

Nel periodo di intensa attività organizza una bottega, applicando al lavoro artistico quelli che erano i metodi della lavorazione manifatturiera e impiegando i suoi collaboratori con criteri razionali, scegliendoli in base alle singole specializzazioni. Rubens, per far fronte alle numerose e grandiose commissioni, prepara il cartone e lascia alla bottega la trasposizione dell’idea figurativa nella sua forma ultima, in definitiva divide nettamente l’idea prima dall’esecuzione, riallacciandosi alla coeva teoria artistica classicheggiante italiana.

Alla fine del 1621, Rubens riceve da Maria de’ Medici, madre del re francese Luigi XIII, l’incarico di dipingere una serie di quadri monumentali per ornare la galleria del Palazzo del Luxembourg con un ciclo allegorico e celebrativo che illustrasse la vita e la concezione politica della committente.

Tra il 1625 e il 1628, prepara i bozzetti di quindici grandi arazzi col Trionfo dell’eucaristia, su commissione dell’arciduchessa Isabella e destinati al convento madrileno delle Carmelitane scalze. Tra il 1627 e il 1631, su commissione ancora di Maria de’ Medici, intraprende la decorazione della Galleria di Enrico IV. Del progetto, mai portato a termine, rimangono due grandi composizioni, ampiamente abbozzate, alla Galleria degli Uffizi e alcuni schizzi al Museo di Bayonne e alla Wallace Collection di Londra.

Pieter Paul Rubens muore ad Anversa nel 1640 lasciando al mondo dell’arte immensi capolavori nei quali ha saputo amalgamare linee classicheggianti e linee barocche di dilatazione delle forme, di furia nel pennello, di fastosità e di virtuosismo, con però uno sfondo di realismo imperante.

Sara D’Incertopadre

Dinamismo e libertà inventiva. Il David del Bernini

Dominatore quasi incontrastato della scena artistica romana per circa sei decenni, Gian Lorenzo Bernini (1598 – 1680) si formò sull’antico e sulla maniera nella bottega del padre Pietro, anch’egli scultore, elaborando un linguaggio innovativo e rivoluzionario.

Il David, realizzato tra il 1623 e il 1624, su commissione del cardinale Scipione Borghese, è da considerarsi opera giovanile nel quale un Bernini poco più che ventenne elaborò e mise in essere i tratti della sua nuova poetica artistica: dinamismo, libertà d’invenzione, rinnovato rapporto tra natura e tradizione. Natura che viene percepita come campo di forze in azione; tradizione che viene liberata da dogmatismi e regole fisse per aprirsi alla sperimentazione.

La scultura del David, custodita all’interno della Galleria Borghese di Roma, si discosta alquanto dalle statue che rappresentavano il medesimo soggetto realizzate in precedenza. Gli esempi da seguire erano senza ombra di dubbio i David di Donatello e Verrocchio e quello di Michelangelo, ma Bernini, pur apprezzando questi artisti, decise di scostarsi da qual tipo di rappresentazione.

Il suo David, a grandezza naturale, presenta l’eroe biblico nell’attimo cruciale del lancio, mentre sta per scagliare il sasso contro il gigante Golia, che si trova in un punto esatto, nello stesso spazio in cui si muove lo spettatore. L’avversario non si vede, ma la sua presenza è implicita nei gesti e nell’espressione dell’eroe biblico. La presenza virtuale di Golia è fondamentale per la comprensione dell’opera berniniana. Tutta l’azione del David è infatti rivolta verso quella presenza, che si trova al di fuori dell’opera. Da quel punto, infatti possiamo vedere il movimento che parte dalla gamba, percorre il corpo che si tende come un arco, l’equilibrio del movimento contrario della testa, dello sguardo e del braccio che sta per lanciare.

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E qui notiamo la differenza sostanziale del David berniniano dagli altri: la statua ha un punto di vista privilegiato, se non addirittura unico, dal quale il gesto dell’eroe acquista tutta la sua efficacia espressiva tanto da poter cogliere tutta la tensione dell’attimo prima del lancio. Naturalmente se si gira intorno all’opera si scoprono altri dettagli e angolazioni sempre diversi, ma si tratta di vedute secondarie che portano a girare per scoprire il momento culminante dell’azione: il lato destro mostra il movimento di David, la sua falcata quasi un salto nell’atto di tendere la fionda; visto di fronte c’è l’arresto, un attimo prima del lancio fatale, e nella vista d’obliquo sono presenti in equilibrio ritmico elementi di passo e di posa.

David è còlto infatti mentre tende la fionda e, aggrottando la fronte, prende la mira per colpire il suo avversario. L’immagine di David che propone Bernini è un’interpretazione nuova e più profana che religiosa. Rispetto all’eroe meditativo, che domina gli eventi e guida le sue stesse forze con l’uso della ragione qui è invece rappresentato un atleta nel pieno dello sforzo fisico, avvitato su sé stesso e pronto all’azione.

La composizione spiraliforme, l’estremo virtuosismo manieristico e il grande senso di energia espressa da quest’opera sono esaltate dalla luce proveniente dalle finestre, poiché Bernini studiò a fondo la collocazione della statua e le condizioni ambientali della Galleria Borghese in modo da ottenere il massimo risalto del movimento della figura nello spazio.

Ai piedi del David vi è la corazza, secondo il mito prestata dal re Saul, lasciata cadere perché troppo pesante, sotto alla quale è possibile scorgere una testa d’aquila in riferimento alla casata Borghese.

Sara D’Incertopadre

Il Rompicapo

Questa settimana vi offriamo un Rompicapo di un’opera integrale.

Sarà più facile riconoscere un’opera nella sua interezza? O no? Provate a indovinare chi è l’autore e il soggetto.

Soluzione del Rompicapo del 14- 01-2015

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Si tratta dell’Estasi di Santa Teresa d’Avila (1647 – 1651) nella Cappella Cornaro di Santa Maria della Vittoria a Roma. La scultura è considerata uno dei capolavori assoluti della statuaria barocca e fu realizzata da Gian Lorenzo Bernini su commissione del cardinale veneziano Federico Cornaro.

Il corpo della santa appare completamente esamine, abbandonato su di un masso a forma di nuvola; presenta un volto incantevole con gli occhi socchiusi e le labbra aperte, mentre un cherubino le scosta la veste, pronto a colpirla al cuore con un dardo dorato.

Il tema dell’estasi era stato oggetto, fin dalla canonizzazione di Santa Teresa nel 1622, di una vasta letteratura agiografica: la santa spagnola era infatti conosciuta per le sue esperienze mistiche e spirituali. Bernini tradusse l’estasi mistica in un’esperienza concreta di passionalità reale, traducendola come un turbamento che sconvolge insieme la carne e lo spirito.

La luce è protagonista assoluta di fantastici effetti scenografici: dietro la scultura Bernini realizzò una piccola abside emiciclica che fuoriesce dal perimetro della chiesa, aprendo una finestra nella sommità che resta invisibile a chi osserva la cappella ma che va a colpire direttamente il gruppo scultoreo. Il risultato voluto dal Bernini va quindi letto come un insieme complesso costituito da tutti gli elementi della cappella, dove il genio barocco manifesta il concetto di unità tematica e visiva tra architettura, scultura, pittura e decorazione che va sotto il nome di “bel composto”.