L’Imperatore Giustiniano

A cavallo tra il V e il VI secolo Costantinopoli sembrava in grado di condurre una politica atta alla riconquista dei territori occidentali perduti. Era una sacra missione quella di liberare il territorio romano dal giogo dei barbari stranieri e degli eretici ariani, per riportare ai suoi antichi confini l’unico impero romano e cristiano ortodosso. Giustiniano I pose la sua politica al servizio di questa missione. Il nuovo imperatore era figlio di un contadino proveniente da una provincia dei balcani e divenne lo spirito più raffinato e colto del secolo, egli fu l’ispiratore di tutte le grandi imprese della sua grande epoca.

In quel periodo ai tanti pericoli esterni si aggiunsero gravi disordini interni. Nacque un’aspra lotta tra il potere autocratico centrale e le organizzazioni politiche del popolo e nel gennaio 532 d.C. scoppiò a Costantinopoli la rivolta di Nika.

Sotto il regno di Giustino I, Giustiniano aveva favorito gli azzurri, che appoggiavano la sua politica ecclesiastica e la sua concezione dello Stato, contro i verdi appoggiati da Anastasio. Appena giunto al potere cercò di liberarsi del tutto dall’influenza dei demi e mise in atto duri provvedimenti contro l’irrequietezza dei partiti popolari. Le misure repressive, che colpirono ambedue i partiti, fecero sì che l’Imperatore si inimicò sia gli azzurri che i verdi, e questa ostilità aumento a causa degli oneri imposti al popolo per finanziare le grandi imprese che prevedeva la sua politica. Ambedue i demi si unirono quindi in una lotta comune contro il governo di Giustiniano.

La rivolta assunse proporzioni enormi, la capitale era in fiamme e Giustiniano già considerava persa la partita e voleva tentare la fuga. A trattenerlo ci pensò la coraggiosa imperatrice Teodora, ma a salvargli il trono furono i generali Belisario e Narsete. Quest’ultimo riuscì a rompere l’unità degli insorti per mezzo di negoziati con gli azzurri; Belisario irruppe nell’ippodromo con le truppe fedeli all’Imperatore e fece massacrare gli insorti. Si pose fine così all’insurrezione. L’autocrazia aveva avuto la meglio sulle aspirazioni all’autonomia della città.

Santa Sofia risorse con nuovo splendore: al posto dell’antico santuario che era stato bruciato, Giustiniano fece costruire uno splendido edificio a cupola, un’opera che rappresenta ancora oggi una pietra miliare nello sviluppo dell’architettura cristiana.

Il prezzo delle conquiste giustinianee fu il completo esaurimento finanziario del paese e il governo di Giustiniano si mise all’opera per sviluppare l’attività nel campo della politica economica e diede notevole impulso alle attività commerciali e industriali. Il commercio mediterraneo era nelle mani dei mercanti greci e siriani, il principale campo d’attività dell’Impero bizantino era quindi il commercio con l’Oriente, con l’India e la Cina. Per arrivare a commerciare con questi paesi vi era però un ostacolo, il passaggio attraverso la mediazione persiana. Il governo di Giustiniano cercò allora di aprirsi un passaggio per la Cina aggirando l’ostacolo passando per il Bosforo e per il Caucaso. Inoltre Giustiniano cercò di assicurarsi il passaggio per mare verso l’Oceano Indiano attraverso il mar Rosso e per far ciò arrivò a stringere rapporti con il regno etiopico di Aksum.

L’opera più grande e duratura dell’epoca di Giustiniano fu la codificazione del diritto romano avvenuta sotto la direzione di Triboniano. Prima venne fatta una raccolta di tutti gli editti imperiali in vigore a partire dai tempi di Adriano che venne pubblicata nel 529 d.C. col titolo di Codex Justinianus. Nel 533 d.C. venne pubblicato il Digesto, una raccolta degli scritti dei giuristi classici romani che, acanto agli editti imperiali, rappresentano il secondo gruppo delle leggi vigenti. Il Digesto fu il primo tentativo di porre ordine e raccogliere sistematicamente le innumerevoli e spesso contradditorie sentenze dei giuristi romani. Furono compilate le Institutiones, concepite come un manuale per lo studio del diritto, che contengono estratti delle due opere principali, il Codex e il Digesto. Infine furono completate le Novellae, cioè delle leggi promulgate dopo la pubblicazione del Codex. Tutti questi codici andarono a formare il Corpus iuris civilis.

Giustiniano fu l’ultimo imperatore romano sul trono bizantino, ma allo stesso tempo egli fu un sovrano cristiano, consapevole dell’origine divina della sua autorità imperiale. Dopo di lui a governare sul trono di Costantinopoli fu il nipote Giustino II, il primo imperatore nato proprio nella capitale bizantina.

Sara D’Incertopadre

Santa Sofia a Istanbul

La Basilica di Santa Sofia, Hagia Sophia in greco, era dedicata alla Sophia, cioè la Sapienza di Dio. Dal 537 al 1453 l’edificio fu cattedrale ortodossa e sede del Patriarcato di Costantinopoli, a eccezione di un breve periodo tra il 1204 e il 1261, quando fu convertito dai crociati a cattedrale cattolica di rito romano sotto l’Impero latino di Costantinopoli. Divenne poi moschea ottomana il 29 maggio 1453 e tale rimase fino al 1934. Fu poi sconsacrata e il 1° febbraio 1935 divenne un museo.

La prima Santa Sofia, nota semplicemente come la Chiesa Grande, fu iniziata da Costantino, proseguita da Costanzo II e dedicata nel 360 d.C. Si trattava di una chiesa a copertura lignea che nel 404 fu distrutta da un incendio. Anche la seconda chiesa, che nacque sulle rovine della prima, fu distrutta dal fuoco durante la famosa rivolta di Nika nel gennaio del 532. Non appena furono rimosse le rovine, il 23 febbraio 532 Giustiniano ordinò la costruzione della terza Santa Sofia; cinque anni più tardi, il 27 dicembre 537, la chiesa fu dedicata solennemente. Gli architetti scelti per questa grande impresa erano, il famoso ed eccentrico matematico, Antemio di Tralles e Isidoro di Mileto.

Gli architetti bizantini avevano una lunga esperienza come costruttori di cupole, ma una cupola di 31 metri che non poggiava sui muri pieni ma “sospesa nell’aria” era un’impresa mai provata prima d’allora. Tutti i maggiori elementi portanti, cioè i piloni, furono costruiti in pietra locale; l’involucro esterno, la cui funzione strutturale era secondaria, fu realizzata con blocchi di pietra di circa 7 metri.

Mentre si procedeva alla costruzione, l’arco principale orientale e gli archi a nord e a sud cominciarono ad esercitare una tale pressione sulle pareti sottostanti che le colonne cominciarono a sfaldarsi. L’edificio cominciò così a deformarsi mentre era in costruzione e quando si giunse alla base della cupola, lo spazio da coprire era cresciuto rispetto al progetto iniziale. Ciò nonostante, la cupola fu portata a termine ma durò solo vent’anni: una serie di terremoti, che colpirono Costantinopoli fra il 553 e il 557, la incrinarono, e nel 558 finì per crollare rovinosamente. Immediatamente fu costruita una nuova cupola più alta e con base rettangolare che è essenzialmente la cupola che possiamo ammirare ancora oggi.

Il vasto interno presenta una struttura assai complessa: la navata centrale è sormontata da una cupola centrale alta 56 metri, traforata da 40 finestre ad arco, in seguito parzialmente murate per aumentare la stabilità dell’edificio, che inondano di luce l’interno a qualsiasi ora. La cupola è sostenuta da quattro pennacchi triangolari concavi che servono per la transizione della struttura circolare della cornice a quella rettangolare della navata.

Il peso della cupola si scarica, attraverso i pennacchi, su quattro massicci pilastri posti agli angoli. Questi sono stati rinforzati con contrafforti, edificati parte durante il periodo bizantino e parte durante quello ottomano, sotto la guida del famoso architetto Sinan; sono costruiti con pietre lavorate, legate tra di loro tramite colate di piombo, mentre le volte, gli archi e le pareti sono in laterizio. Nelle zone verso l’abside e verso l’ingresso due semi-cupole degradano da quella principale e poggiano su esedre a colonne. Le varie riparazioni effettuate nel corso del tempo hanno reso la cupola leggermente ellittica, con un diametro che varia tra i 31,24 metri e i 30,86 metri.

La basilica ha una pianta che fonde armoniosamente il rettangolo entro il quadrato (69,7×74,6 m), con tre navate, arcate divisorie in doppio ordine, e un’unica abside opposta all’ingresso che all’esterno si presenta poligonale. La pianta ha verosimilmente ricalcato quella della basilica costantiniana. L’ingresso è preceduto da un doppio nartece. Gli interni sono arricchiti con mosaici a fondo d’oro, di grande valore artistico, marmi pregiati e stucchi. Colonne in porfido o marmo verde della Tessaglia sono impreziosite da capitelli finemente scolpiti. Sulle navate laterali corrono i matronei. L’abside è rinforzata all’esterno con alcuni contrafforti. Uno di questi contiene una cappella con mosaici frammentari realizzati col sistema della doppia linea.

Originariamente, sotto il regno di Giustiniano, le decorazioni interne consistevano in disegni astratti su lastre di marmo poste sulle pareti e sulle volte. Vi erano anche un paio di decorazioni figurative, come ci è stato riportato dall’elogio di Paolo Silenziario. I pennacchi della galleria sono realizzati con la tecnica dell’Opus sectile e mostrano schemi, immagini di fiori e uccelli. In fasi successive sono stati aggiunti dei mosaici figurativi, che vennero però distrutti durante la controversia iconoclasta tra il 726 e l’843 d.C. I mosaici tuttora presenti appartengono al periodo post-iconoclasta.

Oltre ai mosaici, un gran numero di decorazioni figurative vennero aggiunte nel corso della seconda metà del IX secolo: un’immagine di Cristo nella cupola centrale, alcuni santi orientali, profeti e padri della Chiesa. Vi sono anche raffigurazioni di personaggi storici connessi con la basilica, come il patriarca Ignazio I e alcune scene tratte dal Vangelo. Basilio II fece rappresentare in mosaico su ciascuno dei quattro pennacchi un Hexapterygon, un angelo con sei ali. Due di essi scomparvero e vennero riprodotti in affresco durante il restauro di Gaspare Fossati, che fece ricoprire il loro viso con un alone d’oro. Nel 2009 uno di loro è stato riportato allo stato originale.

I quattro enormi medaglioni che pendono dall’alto ci ricordano che per quasi 500 anni la chiesa fu trasformata in moschea, dal 1453, anno della caduta di Costantinopoli, al 1934, anno in cui il presidente Ataturk la trasformò in un museo. I medaglioni sono opere calligrafiche realizzate nel XIX secolo che spezzano un po’ l’armonia dell’enorme ambiente nel riportare i nomi di Allah, Maometto, e i due califfi Abu e Ali Bakr. Anche i grandi lampadari che pendono dal soffitto sono del periodo ottomano. L’architettura bizantina e gli innumerevoli inserti ottomani convivono in questa grande opera del passato che oggi è, come già detto, un museo.

Sara D’Incertopadre

Il Rompicapo

Passiamo ad un po’ di scultura…di che opera si tratta? Chi ne è stato il geniale artefice?

Soluzione del Rompicapo del 21 – 05 – 2015

Rompicapo

Si tratta del mosaico con rappresentati l’Imperatore Giustiniano e la sua corte; si trova a Ravenna nella chiesa di San Vitale. Il mosaico è databile al VI sec. d. C. A questo mosaico fa da pendant quello con l’Imperatrice Teodora e i dignitari di corte nel lato opposto del presbiterio.

Il corteo dell’imperatore si presenta con una serie di personaggi schierati: quelli al centro hanno sembianze diverse rispetto ai soldati ai lati che si somigliano tutti. I personaggi al centro hanno tratti e fisionomie molto caratterizzati. Sono infatti dei ritratti. Questi personaggi sono stati ritratti da alcuni artisti di Costantinopoli, i disegni sono stati riportati su cartoni, e poi i cartoni sono stati inviati a Ravenna direttamente da Costantinopoli.

L’imperatore Giustiniano si riconosce subito dall’abbigliamento ricco e appariscente: è davanti a tutti, non è coperto da nessun altro, ha l’aureola e una patera d’oro in mano in offerta per la messa. Porta sandali di porpora (i kampàgia) ornati con pietre preziose; brache di porpora (i tibialia) e, sopra, il divitision, che è la tunica bianca con liste d’oro lunga fino al ginocchio e fermata con una cintura. Sopra la tunica indossa clamide di porpora con un riquadro (il tablion) decorato con disegni di uccelli in cerchi rossi e che prosegue nella parte posteriore della clamide. Questa è indossata, secondo la consuetudine, in modo da lasciare libero il braccio destro ed è tenuta ferma sulla spalla da una fibbia da cui pendono tre catenelle terminanti ognuna in una grossa perla. La corona è formata da un cerchio rigido con perle e pietre preziose da cui scendono quattro pendagli.

Corona, manto di porpora, fibbia e calzari di porpora erano considerati insegne della regalità. I dignitari a destra di Giustiniano portano tunica bianca ornata con disegni geometrici, clamide con tablion e kampagia neri. Si riconosce poi il vescovo Massimiano, indicato dalla scritta. Tra lui e l’imperatore, in secondo piano c’è Giuliano l’Argentario; mentre il generale con la barba è Belisario, il conquistatore di Ravenna.

In questo mosaico il processo di astrazione è molto forte. La profondità è completamente eliminata, le figure sono ieratiche e prive di rilievo, come sagome ritagliate. Le forme tendono alla geometria. Non c’è una narrazione, né una storia, è una scena celebrativa e simbolica.