La morte della Vergine di Caravaggio

L’opera, di grandi dimensioni e realizzata a olio su tela, fu dipinta da Caravaggio a Roma nel 1606 per la cappella dell’avvocato Cherubini, nella chiesa di Santa Maria della Scala in Trastevere. L’opera rappresenta la morte della Vergine, il cui corpo senza vita è posto tra Maria Maddalena e gli apostoli.

L’opera fu rifiutata dal committente e rimossa dall’ubicazione prescelta perché nessuno potesse vedere un’immagine della Vergine considerata tanto irriverente dai padri di Santa Maria della Scala. L’opera fu successivamente acquistata dal duca di Mantova per la sua galleria su suggerimento del pittore fiammingo Rubens, che ne rimase talmente colpito da organizzare una mostra pubblica a Roma prima di spedire il dipinto al duca Gonzaga.

La scena è inserita in un ambiente povero di cui si intravedono solamente la parete dietro i personaggi, parte del soffitto in legno e il pavimento; la stanza è spoglia, fatta eccezione per qualche mobile e per il drappo rosso che divide l’ambiente in due in maniera molto scenografica.

Il vuoto che viene a crearsi in primo piano evidenzia il corpo senza vita della Madonna, che non è disposto parallelamente al piano del dipinto ma leggermente in scorcio, accentuando il senso di profondità del dipinto accennato già nelle travi del soffitto. La luce che, provenendo dall’alto, fende diagonalmente la scena è utilizzata dal pittore per evidenziare il nucleo drammatico della scena: Caravaggio ha così evidenziato il corpo della Vergine, i gesti e i volti degli altri personaggi, celando nell’ombra tutto ciò che ha ritenuto superfluo e irrilevante. La luce diventa allo stesso tempo strumento narrativo e simbolo della presenza divina.

Anche la gamma cromatica diventa in un certo senso protagonista in quanto la presenza incontrastata di rossi accesi e di bruni vanno a scontrarsi con le convenzioni iconografiche del tempo che vedevano rappresentare la Vergine con un mantello di colore blu e una presenza più accentuata di tonalità fredde.

Gli apostoli sono rappresentati come popolani a piedi nudi con abiti poveri e volti segnati dalle rughe, caratteristica questa che si riscontra in altre opere del Caravaggio come la Madonna dei Pellegrini dove il pittore inserì proprio in primo piano i piedi sporchi dei personaggi inginocchiati ai piedi della Madonna. Lo stesso corpo della Vergine è tutt’altro che idealizzato, è un corpo gonfio e sgraziato. Si narra che Caravaggio abbia preso a modello una cortigiana morta annegata, forse suicida e incinta, e dunque gonfia e colpevole davanti alla Chiesa, due volte.

A causa del dissesto finanziario dei Gonzaga, il dipinto, al pari di gran parte della collezione ducale, fu alienato al re d’Inghilterra Carlo I. Alla morte di quest’ultimo ampia parte della sua raccolta fu venduta, compresa la Morte della Vergine del Merisi, che fu acquistata dal banchiere parigino Everhard Jabach e da questi ceduta al re di Francia Luigi XIV. Infine, il quadro venne collocato nel museo del Louvre, sua sede attuale.

Sara D’Incertopadre

Jean-Honoré Fragonard. Pittore di moda

Jean-Honoré Fragonard nacque a Grasse il 5 aprile 1732 da François Fragonard, un guantaio, e Françoise Petit. Compiuti sei anni, la famiglia si trasferì a Parigi dove rimase e lavorò per quasi tutta la vita. La sua forte inclinazione per l’arte comparve precocemente, sebbene il padre lo avesse mandato come apprendista presso un notaio. Ben presto le sue doti artistiche furono notate dal pittore François Boucher che lo inviò nell’atelier di Jean-Baptiste-Siméon Chardin.

Presso Chardin il giovane Fragonard studiò per sei anni, ma, a soli 14 anni, tornò da Boucher, presso il quale poté sviluppare le sue capacità, acquisire maggiore consapevolezza stilistica e guadagnarsi la stima del maestro, al punto che Boucher lo incaricò di eseguire per i committenti alcune copie dei suoi dipinti.

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Nonostante non abbia mai studiato all’Accademia, partecipò al prestigioso Gran Prix de Rome dell’Accademia reale, aggiudicandoselo nel 1752 con il dipinto Geroboamo che sacrifica agli idoli. Frequentò poi per tre anni la Scuola reale degli Allievi Protetti, che a quel tempo era diretta da Charles-André van Loo. Nel 1756 partì per l’Académie de France a Roma, assieme al suo amico Hubert Robert anche lui vincitore del Prix de Rome. A Roma i giardini ispirarono a Fragonard alcune delle visioni che sarebbero poi divenute ricorrenti in tutte le sue opere: giardini pensili, grotte, statue e fontane divennero teatro delle sue frivole e mondane scene di vita, profondamente influenzate dallo studio delle opere di Giovanni Battista Tiepolo a Venezia.

Fragonard si trattenne a Roma per cinque anni, fino all’aprile del 1761, quando lasciò la Città Eterna per tornare in Francia dopo un lungo viaggio, da aprile a settembre, che lo condusse a visitare Firenze, Bologna e Venezia. Durante il suo soggiorno italiano Fragonard, seguendo il suggerimento di Boucher, non prese troppo in considerazione i grandi maestri Michelangelo e Raffaello, ma si lasciò sedurre dal fascino dei pittori barocchi, dai Carracci, da Pietro da Cortona e soprattutto dal Tiepolo.

I soggetti dei suoi primi quadri erano stati perlopiù storici e religiosi, e al suo ritorno in Francia Fragonard si fece ancora apprezzare dall’Accademia per un suo Sacrificio di Coreso. Decise poi di abbandonare questi temi e smise persino di esporre al Salon. Si era reso conto di non poter competere, e tanto meno primeggiare, nel genere solenne con cui aveva iniziato e nel quale si impegnavano molti famosi artisti. Decise allora di passare alla pittura “leggera”, frivola e spesso maliziosa, fatta di scene allusive, spesso lascive o esplicitamente erotiche, ma sempre con estremo buon gusto. Grazie a questa scelta Fragonard ottenne un enorme successo, divenne il pittore di moda e poté accumulare una considerevole fortuna.

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I suoi colori delicati e il tocco spontaneo garantirono ai suoi più intimi e voyeuristici soggetti di non essere mai volgari, e i suoi lavori più belli hanno una vitalità irresistibile e risultano pieni di gioia. Dopo il matrimonio nel 1769 con Marie-Anne Gérard, eccellente pittrice miniaturista, anche lei originaria di Grasse, dipinse spesso bambini e scene di vita familiare, paesaggi, ritratti, e solo occasionalmente scene religiose.

Fragonard lavorò anche a corte fino alla Rivoluzione francese, poi, nel 1790, fu costretto a lasciare Parigi e a rifugiarsi a Grasse presso l’amico Alexandre Maubert. Rientrato a Parigi un anno dopo, nel 1793 divenne membro della “Comune delle arti”. In seguito l’Assemblea nazionale, per l’interessamento di Jacques-Louis David che tentava di aiutarlo, lo nominò Conservatore del Museo del Louvre. Da quel periodo in poi l’artista rimase quasi del tutto inattivo, conobbe i disagi della mancanza di lavoro e dell’essere stato dimenticato.

Ma i tempi cambiavano rapidamente. Con l’avvento del Primo Impero vi fu una drastica epurazione e nel 1805 tutti i Conservatori del Louvre furono espulsi per Decreto imperiale. Fragonard cadde in miseria, trovò una sistemazione appena decorosa presso il suo amico Veri, nelle gallerie del Palais Royal, ma l’anno seguente, nel 1806, per una congestione cerebrale o forse per una profonda depressione, morì all’età di 74 anni. Le esequie furono celebrate nella chiesa di Saint-Roch e la sepoltura avvenne nel vecchio cimitero di Montmartre, dove però la sua tomba oggi non è più riconoscibile.

Fragonard venne a lungo ignorato dalla critica; il primo a riscoprire la sua opera fu Billet Doux con il suo articolo del 1905 sul Cronier sale in Paris, con il quale Fragonard venne riscoperto dai galleristi. Erano passati cento anni dalla sua scomparsa e la sua arte veniva finalmente riconosciuta.

Sara D’Incertopadre

Il Rompicapo

Ecco il nuovo Rompicapo…Riconoscete questo dettaglio di un mosaico molto famoso??

Soluzione del Rompicapo del 6-05-2015

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Si tratta del gruppo scultoreo eseguito da Antonio Canova nel 1787-93 e intitolato “Amore e Psiche”. E’ esposto al Musèe du Louvre a Parigi; Ne esiste una seconda versione (1800-1803) conservata all’Ermitage di San Pietroburgo in cui i due personaggi sono raffigurati in piedi e una terza (1796-1800), sempre al Louvre, in cui la coppia è stante.

Nelle Metamorfosi Apuleio racconta la storia di Psiche, sposa di Amore, che perse il suo amato per aver disatteso alla promessa di non guardarlo mai in volto. Infine perdonata, Psiche fu condotta in cielo.

Le due figure sono rappresentate nell’atto subito precedente il bacio, un momento carico di tensione, ma privo dello sconvolgimento emotivo che l’atto stesso del baciarsi provocherebbe nello spettatore. La gestualità e il movimento introducono anche la dimensione del tempo eternizzato dall’artista in un attimo sublime, sospeso. Anche i personaggi, nei corpi adolescenziali e dalle forme perfette, sono idealizzati secondo un principio di bellezza assoluta e spirituale. Il gruppo scultoreo è posto, con il consenso dell’autore, su una pedana rotante, in modo che lo spettatore possa coglierne in pieno i pregi formali. Le due figure si intersecano tra di loro formando una x morbida e sinuosa che dà luogo ad un’opera che libra letteralmente nello spazio.

La scultura è eseguita in marmo bianco finemente levigato realizzando con successo il senso della carne, che Canova mirava ad ottenere nelle proprie opere. La monocromia, in contrasto alla drammaticità e al pittoricismo barocco, è un canone del Neoclassicismo che Canova riprende per privare l’opera di una carica espressiva troppo elevata ed eleggerla di fatto a capolavoro senza tempo.

Il Rompicapo

Tornando alla scultura…Chi è il famoso artista che ha realizzato quest’opera? Chi la riconosce?

Soluzione del Rompicapo del 13-04-2015

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Si tratta delle Nozze di Cana dipinto nel 1563 da Paolo Caliari, detto il Veronese. Nel 1797 Napoleone Bonaparte, innamoratosi del quadro, decise di appropriarsene come risarcimento delle spese di guerra. La tela fu smontata dalla parete l’11 settembre di quell’anno, tagliata in diversi pezzi e spedita a Parigi al Musée du Louvre dove è tuttora conservata.

Il dipinto mostra l’episodio della tramutazione dell’acqua in vino durante un matrimonio a Cana, contenuto nel Vangelo secondo Giovanni. L’architettura è in stile classico, caratterizzata dai due vasti colonnati ai lati del dipinto; al centro si apre un cortile sormontato da una balconata con un’importante balaustra. Lo sfondo mostra un cielo azzurro con nuvole bianche, nel quale emerge una torre anch’essa in stile classico.

In primo piano, al centro, si trovano dei musicanti intenti ad intrattenere i convitati; due di questi, l’uomo vestito di bianco con la viola da gamba e il personaggio con una tunica rossa e contrabbasso, sarebbero secondo la tradizione Veronese stesso e Tiziano.

Il Veronese non era molto interessato a parlare di storia e quando lo faceva era solo per popolare le sue composizioni di comparse di ogni sorta. Il suo intento era quello di dipingere per ornamento e questo gli permetteva di inserire in un’ultima cena, travestita da banchetto nuziale, uomini in arme, buffoni, nani, ubriachi, cani, scimmie e pappagalli.

Secondo diverse interpretazioni dei critici altri celebri personaggi sono riconoscibili nel dipinto: Francesco I di Francia, Maria I d’Inghilterra, Carlo V, Eleonora d’Asburgo, Solimano il Magnifico, Giulia Gonzaga, Vittoria Colonna e altri.

Curiosità…Questo quadro si trova nella sala che, all’interno del Louvre,ospita la Gioconda e precisamente nella grande parete di fronte.