Il Rompicapo

Eccovi il nuovo Rompicapo per questa estate calda! Buon divertimento

Soluzione Rompicapo del 6/03/2017

Si tratta del dipinto Le due madri di Giovanni Segantini. Le due madri sono una mucca che ha vicino, sulla paglia, il suo vitello, e una contadina che tiene in braccio il suo bambino, sonnecchiando al lume di una rustica lampada che pende dal soffitto. L’interesse e la difficoltà della scena consisteva nell’esprimere quell’ambiente con la sua luminosità bassa, ma diffusa abbastanza da espandersi dappertutto, sì da sopprimere le ombre e permettere allo sguardo di rilevare la natura di tutti gli oggetti. E Segantini, nel suo quadro, ha potuto vittoriosamente superare le difficoltà, ricorrendo all’applicazione dei colori divisi invece che all’impasto sulla tavolozza, caratteristica del metodo divisionista. L’opera ha un chiaro intento simbolico che può riassumersi come l’universale sentimento dell’amore materno che pervade la natura e tutti gli esseri viventi.

Il dipinto fu esposto nel 1891 a Milano alla Triennale di Brera con il n° 209; nel 1896 a Vienna alla manifestazione “Secession” (gran medaglia d’oro dello Stato austriaco) e nel 1900 a Milano alla “Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente”.

Il Rompicapo

Passiamo a un po’ di arte straniera. Chi è il pittore che ha realizzato questo famoso dipinto? Ci troviamo in Spagna…buon divertimento!

Soluzione Rompicapo del 18-01-2016

giorgione-la tempesta, 1505-8, Gallerie dell'Accademia Venezia

Si tratta del dipinto noto col nome La Tempesta, un olio su tela del famoso Giorgione, databile intorno al 1502-1503 e comunque anteriore al 1505. E’ conservato nelle Gallerie dell’Accademia a Venezia.

In primo piano, sulla destra, una donna seminuda allatta un bambino, mentre a sinistra un uomo in piedi li guarda, appoggiato a un’asta; tra le due figure sono rappresentate alcune rovine. I personaggi sono assorti, non c’è dialogo fra loro e sono divisi da un ruscello.

Sullo sfondo, invece, si nota un fiume che costeggia una città passando sotto un ponte, che sta per essere investito da un temporale: un fulmine, infatti, balena da una delle dense nubi che occupano il cielo. Da un punto di vista stilistico, in quest’opera Giorgione rinunciò alla minuzia descrittiva dei primi dipinti, per giungere a un impasto cromatico più ricco e sfumato, memore della prospettiva aerea leonardiana, ma anche da suggestioni nordiche. La straordinaria tessitura luminosa è leggibile, ad esempio, nella paziente tessitura del fogliame degli alberi e del loro contrasto con lo sfondo scuro delle nubi.

Questo capolavoro di Giorgione ha avuto nel tempo numerose ipotesi sul suo significato: da episodi biblici, come il ritrovamento di Mosè, a mitologici, Giove ed Io, ad allegorici, Fortuna, Fortezza e Carità. Le possibili interpretazioni sono effettivamente molte, ma nessuna di queste al momento sembra essere soddisfacente. Ad esempio le interpretazioni basate sulla dualità (uomo-donna, città-ambiente naturale) hanno perso consistenza da quando è stato appurato radiograficamente che al posto dell’uomo era raffigurata una donna nuda.

Ad oggi, perduto il contesto culturale e i documenti che ci fanno risalire a quella realtà, si possono solo costruire ipotesi, basandosi sui pochi indizi riscontrabili. Neppure le radiografie e le moderne tecnologie di analisi sono state di grande aiuto. Ciò nonostante, anche dal confronto con altre opere dello stesso genere prodotte in ambito veneziano, è molto probabile che Giorgione si sia avvalso della tradizionale costruzione per allegorie, in riferimento a fonti letterarie e poetiche sia classiche che a lui contemporanee. A noi resta il fascino di un’opera così affascinante ed ermetica.