Caravaggio e la cappella Cerasi

Quando le tre tele per la cappella Contarelli non erano ancora terminate, Caravaggio ricevette l’incarico di dipingere due tele per la cappella Cerasi nella chiesa di Santa Maria del Popolo dal tesoriere generale apostolico di Clemente VIII, monsignor Tiberio Cerasi. Le due tele dovevano rappresentare la Conversione di san Paolo e la Crocifissione di san Pietro ed essere posizionate sulle due pareti della cappella. L’incarico per la pala d’altare con l’Assunzione della Vergine fu invece affidato ad Annibale Carracci. La scelta di far lavorare insieme Caravaggio e Carracci fu il riconoscimento del loro ruolo di protagonisti nel rinnovamento artistico in atto in quegli anni.

Le prime versioni realizzate vennero rifiutate dal committente, e Caravaggio dovette a quel punto realizzare due nuovi quadri che furono collocati nella cappella, dove tuttora sono conservati. I due dipinti andavano a rappresentare due momenti diversi della vita dei santi: per san Pietro il martirio, per san Paolo la conversione sulla via di Damasco.

Crocifissione di San Pietro
Crocifissione di San Pietro, Santa Maria del Popolo

Nella Crocifissione di san Pietro tutto è ridotto all’essenziale: non vi è azione ma una durata. Non è più il fatto istantaneo, che si svolge davanti ai nostri occhi hic et nunc, ma un fatto che si protrae nel tempo e che per questa ragione diventa ancora più tragico e funesto.

Nella prima versione della Conversione di san Paolo il pittore aveva rappresentato la vicenda istantanea dell’apparizione di Cristo e dell’accecamento di Saul, di fatto attenendosi all’episodio riferito negli Atti (Atti, 9: 3-7) in cui Paolo è a terra nel momento in cui si copre gli occhi per proteggersi dalla luce. Questa prima versione, forse rifatta per volere dello stesso Caravaggio, fu acquistata dal cardinal Sannesio e fa parte oggi della collezione Baldi-Odescalchi.

Conversione di san Paolo, Santa Maria del Popolo
Conversione di san Paolo, Santa Maria del Popolo

La seconda e definitiva versione rappresenta il fatto appena accaduto e porta all’attenzione l’istante di pausa prima del compiersi dell’azione vera e propria. Ma un’altra versione della Conversione è stata ritrovata, grazie a un’indagine radiografica, al di sotto dello strato pittorico del dipinto in Santa Maria del Popolo: si è potuto individuare, in basso a destra, un Paolo più anziano, non completamento disteso a terra, con gli occhi sbarrati, il braccio destro sollevato e la mano aperta per proteggersi dalla luce. Nella versione finale Caravaggio non si preoccupò di rappresentare l’accadimento dei fatti in senso narrativo-storico ma volle rendere tangibile l’attimo in cui si rivela tutta la potenza della grazia divina, con l’intervento abbagliante di Dio nell’anima umana.

Conversione di san Paolo, versione Odescalchi
Conversione di san Paolo, versione Baldi-Odescalchi

La luce ancora una volta la fa da protagonista, come era successo nelle tele per la cappella Contarelli; la luce violenta arriva dall’alto e va ad illuminare la scena e i protagonisti, facendoli quasi uscire dal quadro. La luce abbaglia il peccatore e allo stesso tempo rappresenta la grazia che si impossessa dei personaggi.

Le rappresentazioni risultano quindi del tutto prive di senso aulico ed eroico ma sono piene di significato spirituale: la croce eretta per il martirio di san Pietro è simbolo della fondazione e costruzione della Chiesa terrena a perfetta somiglianza dei cieli, partendo dal martirio e dalla liberazione del corpo dai peccati terreni.

Sara D’Incertopadre

Il Rompicapo

Di chi è questa famosissima opera? Chi rappresenta?

Soluzione del Rompicapo del 18-02-2015

Rompicaposcultura

Si tratta della Pietà, la famosa scultura in marmo di Michelangelo Buonarroti, databile al 1497-1499 e conservata nella basilica di San Pietro in Vaticano a Roma. Siamo davanti al primo capolavoro dell’allora poco più che ventenne Michelangelo, considerata una delle maggiori opere d’arte che l’Occidente abbia mai prodotto. È l’unica opera ad esser stata firmata dall’artista, sulla fascia a tracolla che regge il manto della Vergine: MICHEL.A[N]GELVS BONAROTVS FLORENT[INVS] FACIEBAT: Lo fece il fiorentino Michelangelo Buonarroti”.

Fu commissionata dal cardinale francese Jean de Bilhères, ambasciatore di Carlo VIII presso papa Alessandro VI e destinata alla chiesa di Santa Petronilla. Qui il cardinale venne effettivamente poi sepolto, facendo pensare che l’opera fosse originariamente destinata al suo monumento funebre.

Poco prima del 1517 l’opera venne trasferita nella sagrestia della Basilica di San Pietro e di nuovo spostata nel vecchio coro sistino nel 1568, poi ancora, per i lavori che procedevano nella basilica, sull’altare dei Santi Simone e Giuda, e nel 1626 nel nuovo coro. La collocazione attuale, nella prima cappella a destra della navata della basilica, risale al 1749.

Nel gruppo la “finitura” viene condotta all’estreme conseguenze sia nei particolari anatomici sia nei panneggi mediante un trattamento delle superfici che arriva a sorprendenti effetti di traslucido. L’aspra contrapposizione del corpo disteso di Cristo e di quello eretto della Vergine è elusa da Michelangelo adattando con superba naturalezza il corpo morto al grembo della Madre e raccordando le figure mediante la caduta, dall’effetto monumentale, del panneggio.

Il 21 maggio 1972 un geologo australiano di origini ungheresi di 34 anni, László Tóth, evitando la sorveglianza, riuscì a colpire con un martello l’opera di Michelangelo per ben quindici volte in pochi secondi prima di essere afferrato e reso inoffensivo. La figura della Vergine subì seri danni: i colpi di martello avevano staccato una cinquantina di frammenti, spaccando il braccio sinistro e frantumando il gomito, mentre sul volto il naso era stato quasi distrutto, come anche le palpebre.

Il restauro fu avviato quasi subito nei laboratori dei Musei Vaticani e fu effettuato riutilizzando per quanto possibile i frammenti originali, oltre che un impasto a base di colla e polvere di marmo. Da allora la Pietà è protetta da una speciale parete di cristallo antiproiettile.